Sistemi di Forze
1.2 D2 — PCI, classe terza CAT

Sistemi di Forze

Dalla singola forza ai sistemi: come si compongono più forze applicate a uno stesso corpo, e in quali condizioni un sistema è in equilibrio.

Materia — Progettazione, Costruzione e Impianti Indirizzo — CAT, Costruzioni Ambiente e Territorio Durata — 2 ore
F1 F2 F3 R
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Dal modello delle forze ai sistemi

Nella lezione precedente abbiamo trattato una singola forza: come rappresentarla, scomporla, assegnarle un segno. Ma nella realtà una struttura riceve quasi sempre più forze contemporaneamente — il peso proprio, il carico degli impianti, il vento, la neve, il peso delle persone.

Un insieme di più forze applicate a uno stesso corpo si chiama sistema di forze. Saperlo trattare significa poter rispondere a due domande: qual è il suo effetto complessivo (la risultante), e a quali condizioni il sistema lascia il corpo in equilibrio.

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Classificazione dei sistemi di forze

I sistemi di forze si distinguono in base a come le rette d’azione delle singole forze sono disposte tra loro.

Tipo di sistemaCaratteristicaEsempio in edilizia
Concorrentile rette d’azione si incontrano tutte in un unico puntoforze scaricate su un nodo di una capriata
Parallelele rette d’azione sono tutte parallele tra lorocarichi distribuiti su una trave (tutti verticali)
Comunque disposte (generiche)nessuna relazione particolare tra le rette d’azionevento + peso proprio + carico neve su una copertura inclinata
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Sistemi di forze concorrenti

Quando più forze condividono lo stesso punto di applicazione, la loro risultante si può determinare con due metodi equivalenti: uno grafico, uno analitico.

Metodo grafico: il poligono delle forze

Si dispongono i vettori uno di seguito all’altro, “testa-coda”, mantenendo modulo, direzione e verso di ciascuno. Il vettore che chiude il poligono — dal punto di partenza all’ultima punta — è la risultante R.

F1 F2 F3 R

Metodo analitico: somma delle componenti

Si scompone ciascuna forza lungo x e y (come visto nella lezione precedente), si sommano algebricamente le componenti, e si ricompone la risultante.

Rx = ΣFx = F1x + F2x + F3x + …

Ry = ΣFy = F1y + F2y + F3y + …

R = √(Rx² + Ry²)
Il metodo analitico è quello che userete nella maggior parte dei calcoli: è più preciso del grafico e si presta al calcolo con più di due o tre forze.
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Teorema di Varignon

È il teorema che rende possibile calcolare il momento di un intero sistema di forze senza dover scomporre e ricomporre geometricamente ogni vettore.

Il momento della risultante di un sistema di forze, calcolato rispetto a un polo qualsiasi, è uguale alla somma algebrica dei momenti delle singole forze del sistema rispetto allo stesso polo.

MR(O) = Σ MFi(O)
O F1 F2 R b1 bR
il momento di R rispetto a O è uguale alla somma dei momenti di F1 e F2 rispetto a O
È proprio questo teorema che avete già usato, in modo implicito, per trovare la posizione della risultante di forze parallele: l’equivalenza dei momenti rispetto a un polo.
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Casi particolari: concorrenza in un punto e sistemi simmetrici

Due situazioni geometriche ricorrenti permettono di semplificare notevolmente i calcoli.

Tutte le forze concorrenti in uno stesso punto

Se scegliamo come polo proprio il punto in cui le rette d’azione si incontrano, il braccio di ciascuna forza rispetto a quel polo è nullo — e quindi, per il teorema di Varignon, anche il momento di ciascuna forza (e della risultante) rispetto a quel punto è nullo.

Conseguenza pratica: scegliere come polo un punto di concorrenza (es. un nodo, o il punto d’incontro di due reazioni incognite) elimina automaticamente quelle forze dall’equazione dei momenti — è una delle tecniche più usate per semplificare i calcoli delle reazioni vincolari.

Sistemi simmetrici

Quando un sistema di forze presenta una simmetria geometrica rispetto a un asse (stessa disposizione e stesso modulo delle forze su entrambi i lati), la risultante giace necessariamente lungo l’asse di simmetria: la componente perpendicolare a quell’asse si annulla per compensazione reciproca.

F1 F2 R
asse di simmetria verticale: la risultante ha solo componente verticale
Riconoscere una simmetria prima di iniziare il calcolo fa risparmiare tempo: non serve calcolare una componente che si annulla per costruzione.
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Sistemi di forze parallele

Quando le rette d’azione sono tutte parallele (il caso più frequente in edilizia: i carichi verticali su una trave), il modulo della risultante si ottiene semplicemente sommando algebricamente i moduli — ma va anche determinata la sua posizione.

F1 F2 R

Stesso verso

R = F1 + F2, applicata in un punto interno al segmento che unisce le due forze.

F1 F2 R

Verso opposto

R = F1 − F2, applicata all’esterno del segmento, dalla parte della forza maggiore.

F1 F2 = F1

Coppia (caso limite)

Se F1 = F2 e i versi sono opposti, la risultante è nulla: resta solo un momento (M = F × b).

Per trovare la posizione della risultante si applica il teorema di Varignon: il momento della risultante deve essere uguale alla somma dei momenti delle singole forze rispetto allo stesso punto.
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Sistemi equivalenti a un momento: la coppia di forze

Il caso limite del paragrafo precedente — forze parallele uguali e opposte — merita un approfondimento a parte, perché ricorre spesso nel calcolo strutturale.

Una coppia è un sistema formato da due forze uguali in modulo, parallele, di verso opposto, applicate però su rette d’azione diverse, a una certa distanza b (il braccio della coppia).

R = F − F = 0 — risultante nulla

M = F × b — momento della coppia, non nullo
b F F
Proprietà fondamentale: il momento di una coppia è lo stesso rispetto a qualsiasi polo si scelga — non dipende dal punto rispetto al quale lo si calcola. Per questo una coppia è, a tutti gli effetti, un sistema di forze equivalente a un momento puro: produce solo tendenza alla rotazione, mai alla traslazione.
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Sistemi di forze comunque disposte

È il caso più generale — e più realistico: le forze su una struttura raramente sono tutte concorrenti o tutte parallele.

Un sistema di forze comunque disposte si può sempre ridurre, rispetto a un punto O scelto come polo, a:

R = Σ Fi — risultante (somma vettoriale)
M₀ = Σ (Fi × bi) — momento risultante rispetto a O

In pratica: una forza applicata in O che riproduce l’effetto traslante del sistema, più un momento che ne riproduce l’effetto rotante. Questa riduzione è il punto di partenza per scrivere le equazioni di equilibrio più avanti.

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Sistemi di forze distribuite

Nella lezione precedente abbiamo introdotto il carico distribuito q come modello. Ora lo trattiamo come un vero e proprio sistema di infinite forze concentrate infinitesime, parallele tra loro — e ne cerchiamo la risultante.

La risultante di un carico distribuito è pari all’area del diagramma dei carichi, ed è applicata nel baricentro di quell’area.

R = ∫ q(x) dx — area sotto il diagramma di carico
q R L/2

Carico uniforme

R = q × L, applicata a metà della lunghezza L (baricentro del rettangolo).

q_max R L/3

Carico triangolare

R = (qmax × L) / 2, applicata a L/3 dal lato di carico massimo (baricentro del triangolo).

Attenzione: il carico distribuito si “sostituisce” con una forza concentrata equivalente solo ai fini del calcolo della risultante globale — non rappresenta la reale distribuzione degli sforzi interni, come vedremo trattando il modello di corpo elastico.
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Condizioni di equilibrio di un sistema di forze

Un sistema di forze comunque disposte, applicato a un corpo rigido nel piano, è in equilibrio quando sono soddisfatte contemporaneamente tre equazioni:

Σ Fx = 0
Σ Fy = 0
Σ M = 0
Le prime due equazioni derivano dalla convenzione sui segni per le forze vista nella lezione precedente (positive se concordi con gli assi x e y); la terza dalla convenzione sui segni per il momento (positivo se orario). Sono le tre equazioni che useremo per calcolare le reazioni vincolari nella prossima lezione.
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Effetti delle forze: moti rigidi e deformazioni

Finora abbiamo trattato le forze e i sistemi di forze in astratto. Ma quando una forza agisce realmente su un corpo, quale effetto produce?

Gli effetti possibili sono di due tipi:

Moti rigidi

Il corpo si sposta e/o ruota nello spazio senza cambiare forma né dimensioni: traslazione e rotazione rigida. È l’effetto che consideriamo quando studiamo l’equilibrio globale di una struttura.

Deformazioni

Il corpo cambia forma: si allunga, si flette, si comprime. Le deformazioni possono essere elastiche (reversibili: il corpo torna alla forma iniziale quando la forza cessa) o plastiche (permanenti, oltre un certo limite di sollecitazione).

Quale dei due effetti consideriamo dipende dal modello con cui rappresentiamo il corpo — ed è proprio il tema della prossima tavola.
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I due modelli di corpo: rigido ed elastico

ModelloIpotesiCosa si può fare
Corpo rigidosi trascurano le deformazioni: sotto l’azione di forze il corpo può solo traslare o ruotare rigidamenteè lecito sostituire un sistema di forze con uno staticamente equivalente (stessa R, stesso M) senza alterarne l’effetto — utile per il calcolo delle reazioni vincolari
Corpo elasticosi tiene conto della deformabilità: le forze producono anche tensioni e spostamenti interni, punto per puntonon è più lecito sostituire un sistema con uno equivalente: due sistemi con stessa R e stesso M possono deformare il corpo in modo diverso
Esempio: due forze uguali applicate in punti diversi di una trave producono la stessa reazione d’appoggio (modello di corpo rigido) ma una curvatura diversa della trave stessa (modello di corpo elastico). Il calcolo delle reazioni userà il primo modello; il calcolo delle sollecitazioni interne e degli spostamenti userà il secondo.
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Il principio di sovrapposizione degli effetti

Nel modello di corpo elastico, sotto opportune ipotesi, vale un principio che semplificherà enormemente i calcoli dei prossimi anni.

Se un corpo elastico è soggetto a più forze applicate contemporaneamente, l’effetto complessivo (tensioni, spostamenti, deformazioni) è uguale alla somma degli effetti che ciascuna forza produrrebbe se applicata da sola, con le altre assenti.

effetto(F1 + F2) = effetto(F1) + effetto(F2)
Vale sotto ipotesi di linearità: piccoli spostamenti e materiale con comportamento elastico lineare (proporzionalità tra forza e deformazione). È l’ipotesi alla base della maggior parte dei metodi di calcolo strutturale che incontrerete nel triennio.
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Riepilogo dei concetti chiave

  • Un sistema di forze è un insieme di più forze applicate a uno stesso corpo
  • I sistemi si classificano in concorrenti, parallele, comunque disposte
  • Le forze concorrenti si compongono con il poligono delle forze (grafico) o con la somma delle componenti (analitico)
  • Il teorema di Varignon: il momento della risultante rispetto a un polo uguaglia la somma dei momenti delle componenti
  • Scegliere il polo in un punto di concorrenza annulla il momento di quelle forze; un asse di simmetria contiene sempre la risultante
  • Le forze parallele hanno risultante R = ΣF, la cui posizione si trova con Varignon; nel caso limite (F uguali e opposte) si ottiene una coppia, equivalente a un momento puro
  • Un sistema generico si riduce a una risultante R e a un momento risultante M₀ rispetto a un polo
  • Un carico distribuito ha risultante pari all’area del diagramma di carico, applicata nel suo baricentro
  • Un sistema è in equilibrio quando ΣFx = 0, ΣFy = 0, ΣM = 0 simultaneamente
  • Le forze producono moti rigidi o deformazioni (elastiche o plastiche), a seconda del modello di corpo adottato
  • Nel modello di corpo elastico non è più lecito sostituire un sistema di forze con uno equivalente; vale invece il principio di sovrapposizione degli effetti
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Esercizio guidato

verifica di comprensione

Risultante di due forze parallele concordi

Su una trave agiscono due forze verticali concordi: F1 = 12 kN applicata a 1,0 m dall’appoggio sinistro, F2 = 8 kN applicata a 4,0 m dallo stesso appoggio. Calcolare modulo e posizione della risultante.

Suggerimento — il modulo è R = F1 + F2. Per la posizione, imposta l’equivalenza dei momenti rispetto all’appoggio sinistro: R × d = F1 × 1,0 + F2 × 4,0, e risolvi per d.