C’è un numero che dovrebbe inquietare chiunque progetti uno spazio verde urbano: nelle città italiane di medie dimensioni, oltre il 68% dell’acqua piovana che cade su un’area verde tradizionale finisce direttamente in fognatura, perduta in pochi minuti dopo un evento meteorologico. A Bologna, dove le estati si fanno sempre più secche e i temporali sempre più brevi e violenti, un gruppo di progettisti paesaggistici sta ribaltando questa logica con un approccio che va sotto il nome di progettazione idroforetica: non più giardini che tollerano la pioggia, ma giardini che la intercettano, la rallentano e la ridistribuiscono secondo una geometria deliberata del suolo e delle radici.
Il principio si basa su una lettura accurata del comportamento idraulico delle superfici a diversa permeabilità. Invece di livellare il terreno per favorire il drenaggio uniforme, i progettisti idroforetici introducono microtopografie calcolate: avvallamenti a forma di mezzaluna, creste erbose orientate in contropendenza, cinture di piante con radici fascicolate — come festuca e carice — posizionate ai margini di zone a impermeabilità residua. Il risultato è un sistema che, secondo i dati raccolti nel progetto pilota del Parco Lunetta Gamberini completato nel 2025, trattiene fino al 54% in più di acqua piovana rispetto a un giardino convenzionale con le stesse specie vegetali, semplicemente modificando la morfologia del piano di calpestio di pochi centimetri.
La novità non è solo tecnica ma concettuale: il giardino smette di essere uno strato decorativo sovrapposto alla città e diventa infrastruttura idrica attiva. Ogni aiuola diventa un micro-bacino. Ogni allineamento di arbusti diventa un argine temporaneo. Ogni zona di ghiaia grossa diventa un nodo di infiltrazione lenta. Il tutto senza vasche interrate, senza sistemi di recupero meccanici, senza costi di manutenzione straordinaria.
Quel che rende questa tecnica particolarmente adatta alla pianura padana e alle aree urbane del centro Italia è la sua scalabilità: si applica indifferentemente a un cortile condominiale di 80 metri quadrati o a un parco pubblico di tre ettari. I Comuni che stanno aggiornando i propri regolamenti del verde — tra cui Modena e Ferrara, in scia a Bologna — stanno inserendo specifiche idroforetiche nei capitolati di progettazione come requisito obbligatorio per le nuove realizzazioni finanziate con fondi PNRR.
In un’epoca in cui l’acqua è diventata la vera valuta della resilienza urbana, progettare un giardino senza pensare a come gestisce la pioggia non è più trascuratezza: è un errore che la città pagherà ogni estate sempre più cara.
Foto di Julian Fernandez su Pexels
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