Il giardino che legge il calore del suolo: come la termografia iperspettrale sta guidando la scelta delle specie nei giardini urbani della Puglia

C’è una mappa invisibile sotto ogni aiuola urbana. Si chiama profilo termico del suolo, e fino a pochi anni fa nessun progettista di giardini la leggeva davvero. Oggi, in alcune città pugliesi — Lecce e Taranto in testa — un gruppo di ricercatori del Politecnico di Bari sta usando la termografia iperspettrale per trasformare quella mappa in uno strumento progettuale concreto, con risultati che stanno riscrivendo le regole della pianificazione degli spazi verdi urbani nel Mezzogiorno.

Il principio è semplice nella sua eleganza: ogni porzione di suolo urbano accumula e rilascia calore in modo diverso, in funzione della composizione granulometrica, della presenza di sottoservizi interrati, dell’ombreggiatura degli edifici e della storia d’uso del terreno. Le tradizionali analisi pedologiche restituiscono una fotografia chimica del suolo, ma non dicono nulla sulla sua dinamica termica stagionale. La termografia iperspettrale, eseguita con sensori montati su droni a bassa quota in tre finestre temporali diverse — alba, mezzogiorno solare e tramonto — produce invece una mappa a risoluzione centimetrica delle escursioni termiche reali, con delta che nei contesti urbani pugliesi possono superare i 22°C nell’arco della stessa giornata estiva.

Questo dato non è accademico: è progettuale. Sapere che una fascia di terreno larga tre metri raggiunge i 54°C in superficie a luglio significa che una Lavandula angustifolia vi sopravviverà, mentre una Viburnum tinus non vi attecchirà mai stabilmente, per quanto annaffiata. Al contrario, identificare le zone a bassa escursione termica — spesso in corrispondenza di sedimi stradali abbandonati con ancora residui di massicciata storica — consente di collocare specie erbacee perenni mediterranee che altrimenti richiederebbero irrigazione di soccorso.

Nel parco lineare del quartiere Tamburi di Taranto, primo cantiere pilota del progetto, l’applicazione della termografia iperspettrale ha permesso di ridurre del 34% il consumo idrico stagionale stimato rispetto al progetto originario, semplicemente riposizionando le specie in funzione del profilo termico reale del suolo invece che delle categorie climatiche generali.

L’aspetto più dirompente non è però tecnico: è concettuale. Questo approccio sposta il baricentro della progettazione verde dal catalogo vivaistisco al territorio, imponendo al progettista di ascoltare il suolo prima ancora di aprire un manuale botanico. Le città del Mediterraneo hanno suoli con storie complesse, industriali, belliche, idrauliche. Ignorare quella storia termica significa condannare ogni giardino a una dipendenza idrica e chimica che nessuna specie autoctona potrà mai compensare.

Un giardino che dura non si disegna sul tavolo: si legge prima nel calore della terra.

Foto di Aleksander Dumała su Pexels

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