Il vetro che smette di morire in fondo al mare: come il riciclo delle reti da pesca abbandonate in fibra di vetro sta alimentando l’industria ceramica del distretto di Sassuolo

Per decenni, le reti da pesca in fibra di vetro rinforzata — le cosiddette GFRP, Glass Fibre Reinforced Polymer — hanno rappresentato uno dei capitoli più oscuri dell’inquinamento marino italiano. Resistenti alla corrosione, invisibili agli scanner costieri e praticamente immortali sul fondale, queste reti abbandonate o perse accidentalmente (il fenomeno del ghost fishing) costituiscono oggi il 46% dei rifiuti plastici profondi rilevati nel Mar Tirreno centro-settentrionale, secondo i dati del CNR-ISMAR pubblicati nel luglio 2026.

Ma qualcosa sta cambiando, e la svolta viene da dove meno ci si aspetterebbe: dalle fornaci di Sassuolo, il cuore mondiale della ceramica italiana. Un consorzio di quattro aziende del distretto modenese ha avviato nel marzo 2026 un programma pilota — battezzato GlassBack — che recupera le reti GFRP dismesse dai pescatori dell’Alto Adriatico, le macina fino a ottenere una polvere vetrificabile con granulometria inferiore a 80 micron, e la introduce come agente flussante nella produzione di piastrelle in gres porcellanato. Il risultato tecnico è sorprendente: sostituendo fino al 12% del feldspato tradizionale con la polvere di rete riciclata, si abbassa di 40°C la temperatura di sinterizzazione, con un risparmio energetico per forno stimato in 8.200 kWh al mese per impianto.

Il vantaggio non è solo economico. Il feldspato è una risorsa mineraria estratta prevalentemente in Turchia e Norvegia, con un’impronta di trasporto significativa. Sostituirne una frazione con un materiale di scarto locale — raccolto lungo 320 chilometri di costa adriatica grazie a accordi con le cooperative di pesca di Chioggia, Porto Garibaldi e Rimini — significa cortocircuitare una filiera lunga migliaia di chilometri e dare valore a un rifiuto che oggi costa alle imprese ittiche circa 180 euro per tonnellata di smaltimento in discarica speciale.

L’aspetto più rilevante dal punto di vista dell’economia circolare non è però il risparmio energetico, per quanto notevole. È la natura del materiale coinvolto: le GFRP sono classificate come rifiuti speciali non pericolosi di difficilissima gestione, esclusi dalla maggior parte dei circuiti di recupero convenzionale proprio perché i loro componenti — fibra di vetro e matrice polimerica — sono intimamente fusi e quasi impossibili da separare con tecniche meccaniche standard. GlassBack aggira il problema cambiando prospettiva: invece di separare, polverizza e rifunzionalizza l’intero composito.

Se il programma raggiungesse scala industriale entro il 2028, le proiezioni del consorzio indicano il recupero di oltre 4.000 tonnellate annue di reti fantasma, sottraendo al fondale adriatico uno dei suoi più silenziosi predatori.

Il mare non dimentica ciò che gli buttiamo, ma forse impara finalmente a restituircelo trasformato in pavimento.

Foto di Mike van Schoonderwalt su Pexels

#Riciclo #EconomiaCircolare #ZeroWaste #ViviGreen #RetiDaPesca #GhostFishing #Ceramica #Sassuolo #MarAdriático #GFRP #InquinamentoMarino #Sostenibilità #CircularDesign #BluEconomy