Ogni anno in Italia vengono generati circa 350.000 tonnellate di pneumatici fuori uso (PFU), un flusso imponente che il sistema Ecopneus gestisce con una rete capillare ma che, fino a oggi, trovava nella combustione come combustibile derivato (CDR) la sua principale destinazione. Una soluzione energeticamente accettabile, ma lontana dai principi dell’economia circolare: bruciare gomma significa perdere materia, non recuperarla.
La svolta arriva da un processo che fino a pochi anni fa era confinato ai laboratori universitari: la devulcanizzazione a ultrasuoni. A differenza della pirolisi — che frammenta termicamente il polimero — questa tecnologia agisce selettivamente sui legami zolfo-zolfo che il processo di vulcanizzazione ha creato tra le catene di gomma naturale e sintetica, spezzandoli con onde sonore ad alta frequenza (tipicamente tra 20 e 40 kHz) senza degradare il backbone polimerico. Il risultato è una gomma devulcanizzata che conserva fino all’85% delle proprietà meccaniche originali ed è reintroducibile direttamente nei cicli produttivi.
Un caso studio rilevante è quello del consorzio industriale di Bergamo, dove un impianto pilota attivato nel marzo 2025 in collaborazione con il Politecnico di Milano sta processando 1.200 tonnellate annue di granulato da PFU. La gomma rigenerata viene già utilizzata da due aziende del distretto calzaturiero bergamasco per produrre suole di alta qualità, chiudendo un ciclo che prima richiedeva l’importazione di gomma vergine dall’Asia sudorientale. Il risparmio di CO₂ equivalente stimato è di 4,3 tonnellate per ogni tonnellata di gomma riciclata rispetto alla produzione da materia prima vergine.
L’elemento più interessante non è solo tecnico, ma sistemico: la devulcanizzazione a ultrasuoni non richiede solventi chimici, non genera reflui tossici e ha un consumo energetico inferiore del 40% rispetto alle tecnologie termochimiche equivalenti. Questo la rende compatibile con alimentazione da fonti rinnovabili, aprendo la strada a impianti distribuiti a scala regionale piuttosto che a grandi hub centralizzati.
Il Regolamento europeo sulla responsabilità estesa del produttore, in fase di recepimento definitivo entro il 2027, potrebbe rendere obbligatoria la quota di contenuto riciclato nei nuovi pneumatici immessi sul mercato UE. Se questa soglia verrà fissata al 10% — come proposto dalla bozza circolante — la domanda di gomma devulcanizzata certificata potrebbe crescere di un ordine di grandezza in meno di cinque anni.
La gomma che oggi calza le nostre auto potrebbe domani calzare i nostri piedi: l’economia circolare, a volte, cambia forma restando fedele a se stessa.
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