Il 17 luglio 2026 la Foresta Nazionale di Bussaco, in Portogallo, ha ricevuto dall’Healing Forest International Certification Office la certificazione di Foresta Terapeutica — prima nella Penisola Iberica e quarta al mondo, dopo Benediktinerstift in Austria e le tedesche Lahnstein e Bad Nauheim. La certificazione, valida fino al 2031, riconosce ufficialmente le caratteristiche naturali e strutturali del sito come idonee a un uso clinico, non solo ricreativo.
Situata nella frazione di Luso (comune di Mealhada), la foresta si estende su 105 ettari e ospita una delle collezioni dendrologiche più ricche d’Europa: circa 250 specie di alberi e arbusti, distribuite in quattro unità di paesaggio — Arboreto, Giardini e Vale dos Fetos, Foresta Relitto e Pinhal do Marquês. Il presidente della Fondazione Mata do Bussaco, Gonçalo Breda Marques, ha definito il traguardo uno status che porta con sé “una grande responsabilità” verso pazienti e terapeuti forestali che d’ora in poi opereranno nel sito.
Cosa distingue una foresta “terapeutica” da un semplice bosco
Non basta un bel paesaggio boschivo per ottenere la certificazione. L’ente certificatore richiede il rispetto di criteri precisi: strutture naturali che attenuino rumore e vento, protezione visiva lungo i percorsi, sentieri graduati per livello di difficoltà, e aree dedicate sia a esercizi terapeutici veri e propri sia al semplice rilassamento. Il processo di valutazione prevede una fase documentale seguita da un’ispezione tecnica sul campo da parte di un team dell’ufficio di certificazione, prima del rilascio (a tempo determinato) del certificato.
È una distinzione importante, spesso persa nella narrazione giornalistica: la terapia di foresta in senso stretto è condotta da terapeuti forestali accreditati e può essere associata a indicazioni medico-terapeutiche specifiche — patologie cardiovascolari, respiratorie, psicosomatiche, ortopediche o neurologiche. È cosa diversa dal più noto “bagno di foresta” (shinrin-yoku), che è invece una pratica di benessere guidata, senza pretesa di indicazione clinica, paragonabile a raccomandazioni generali come l’attività fisica regolare.
Cosa dice davvero la scienza
Lo shinrin-yoku nasce in Giappone nel 1982, all’interno di un programma nazionale di salute pubblica pensato per contrastare i livelli di stress della popolazione. Da allora si è sviluppato un intero filone di ricerca, che alcuni studiosi giapponesi hanno battezzato “medicina forestale” — una disciplina di confine tra medicina preventiva, medicina ambientale e medicina alternativa.
La letteratura più solida riguarda gli effetti sul cortisolo, l’ormone dello stress: una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata sull’International Journal of Biometeorology (Antonelli, Barbieri e Donelli, 2019), su 22 studi selezionati da un totale di 971 articoli screenati, ha rilevato una riduzione significativa dei livelli di cortisolo salivare nei gruppi esposti alla foresta rispetto ai gruppi di controllo urbano — in tutti gli studi inclusi tranne due. Altre meta-analisi hanno documentato riduzioni della pressione sistolica e diastolica, oltre a un aumento dell’attività delle cellule natural killer, un indicatore della risposta immunitaria.
Uno studio quasi-sperimentale pubblicato quest’anno su Frontiers in Public Health, condotto nel Distretto Federale brasiliano, ha misurato su un gruppo di partecipanti una riduzione della pressione sistolica da una media di 119,5 a 108 mmHg e del cortisolo salivare da 0,29 a 0,16 µg/dL dopo otto sessioni di forest bathing, con miglioramenti paralleli negli indicatori di ansia e stress percepito rispetto a un gruppo di controllo esposto solo ad ambienti urbani guidati.
Va detto con onestà che la qualità metodologica di questi studi resta eterogenea: dimensioni campionarie contenute, protocolli di esposizione diversi da uno studio all’altro, e la maggior parte della ricerca proviene da paesi asiatici, il che rende la generalizzazione ad altri contesti climatici e culturali non scontata. Non è un caso che diverse revisioni sistematiche concludano invocando studi più ampi e metodologicamente più rigorosi, piuttosto che dichiarare la questione chiusa.
Perché la certificazione conta comunque
Al di là del dibattito scientifico ancora aperto sui meccanismi esatti, la certificazione di Bussaco ha un valore concreto su due fronti: dà ai terapeuti forestali un quadro di riferimento riconosciuto internazionalmente per operare, e rafforza la componente di turismo sanitario del territorio portoghese — un modello che, se replicato, potrebbe interessare da vicino anche il patrimonio forestale italiano, ricchissimo di siti con caratteristiche paesaggistiche simili ma privi, ad oggi, di una certificazione equivalente.
Fonte
Diana Rosa Rodrigues, “Alberi che curano: la prima foresta terapeutica della penisola iberica è in Portogallo”, Euronews, 24 luglio 2026.
Antonelli M., Barbieri G., Donelli D., “Effects of forest bathing (shinrin-yoku) on levels of cortisol as a stress biomarker: a systematic review and meta-analysis”, International Journal of Biometeorology, 2019.
Studio quasi-sperimentale su forest bathing e salute cardiovascolare, Frontiers in Public Health, 2026.
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