Il fiume Charju: un’acqua preziosa ma a rischio nell’Himalaya

Himalayan river water quality

Un fiume ai piedi dell’Himalaya sotto la lente della scienza

Scorre tra le colline di Deomali, nello stato di Arunachal Pradesh, nell’India nord-orientale: il fiume Charju è una risorsa d’acqua dolce fondamentale per le comunità locali, eppure fino a oggi le sue caratteristiche chimiche e il suo stato ambientale erano rimasti largamente inesplorati. Un nuovo studio pubblicato nel 2026 sulla rivista Next Sustainability colma questa lacuna con un’analisi integrata e multidisciplinare, offrendo la prima fotografia scientifica sistematica di questo corso d’acqua himalayano.

Come è stato condotto lo studio

Si tratta di un caso di studio osservazionale che ha coinvolto cinque stazioni di campionamento rappresentative lungo il fiume. I ricercatori — Daggupati Sridhar, Rohan Singh e S. Parimalarenganayaki — hanno prelevato campioni d’acqua e li hanno analizzati per un ampio spettro di parametri fisici e chimici, includendo i principali ioni disciolti.

Per interpretare i dati, il team ha impiegato una batteria di strumenti complementari:

I risultati sono stati confrontati con gli standard BIS, le norme indiane di riferimento per la qualità delle acque potabili.

Nessuna stazione è sicura per il consumo diretto

Il dato più immediato e preoccupante riguarda la potabilità: nessuno dei cinque punti di campionamento ha superato la soglia di idoneità per il consumo diretto. I valori del Water Quality Index, compresi in un intervallo che va da 377,38 a 481,62, classificano l’acqua del Charju come non adatta alla distribuzione potabile senza trattamento preventivo. Il punto di campionamento denominato S3 ha registrato il livello di deterioramento più elevato.

Tutti i siti monitorati risultano non idonei al consumo diretto, con il punto S3 che presenta il peggior indice di qualità dell’acqua dell’intero sistema fluviale.

Hotspot di qualità e pressioni locali

Lo studio ha rilevato una marcata variabilità spaziale tra i diversi punti di misura. La stazione S4 emerge come il principale hotspot di criticità: qui si concentrano valori elevati di pH, fluoruri, solfati, sodio e solidi sospesi, accompagnati da una riduzione dell’ossigeno disciolto — un segnale classico di stress ambientale che compromette la vita acquatica.

La stazione S3, invece, si distingue per un arricchimento pronunciato di nutrienti e bromuri, suggerendo l’influenza di apporti diffusi di natura agricola o domestica.

Quanto alle cause, l’analisi di Gibbs indica che il processo dominante è il weathering delle rocce: è la naturale dissoluzione chimica dei minerali del substrato geologico a determinare in larga misura la composizione ionica dell’acqua. Tuttavia, i pattern spaziali e le correlazioni statistiche evidenziano come questa base naturale venga localmente modificata da scarichi domestici, deflussi agricoli e disturbi del bacino idrografico.

Rischio ecologico: chi sono i principali imputati?

L’analisi del rischio ecologico — condotta a livello di screening — ha identificato diversi parametri come principali contributori allo stress ecologico moderato: azoto ammoniacale, sodio, bromuri, deficit di ossigeno disciolto, cloruri, solidi sospesi e fluoruri. Al contrario, i parametri BOD e COD — indicatori classici dell’inquinamento organico — hanno mostrato valori che indicano una contaminazione organica limitata.

Questo quadro suggerisce che il rischio non proviene principalmente da rifiuti organici concentrati, ma da una combinazione di fattori idrogeochimici naturali e pressioni antropiche diffuse e di bassa intensità, difficili da individuare ma capaci di accumularsi nel tempo.

Una base di riferimento per il futuro del paesaggio fluviale

Gli autori sottolineano che questo studio fornisce la prima linea di base scientifica documentata per il fiume Charju, un sistema idrico himalayano fino ad oggi trascurato dalla letteratura. Le raccomandazioni che ne derivano riguardano il monitoraggio stagionale continuativo, il controllo delle fonti di inquinamento specifiche, la protezione delle fasce riparie — quelle zone di vegetazione che bordano il fiume e svolgono un ruolo cruciale nel filtrare i contaminanti — e l’adozione di trattamenti adeguati prima di qualsiasi utilizzo potabile.

Il lavoro si inserisce esplicitamente nel quadro degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU, contribuendo all’SDG 6 (Acqua pulita e igiene), all’SDG 3 (Salute e benessere) e all’SDG 15 (Vita sulla terra), a dimostrazione di come la ricerca locale su piccoli corsi d’acqua poco noti possa avere rilevanza globale per la gestione sostenibile delle risorse idriche.

Finanziamento della ricerca

I metadati della pubblicazione non riportano alcun finanziatore per questo studio. Questo non significa che la ricerca sia stata condotta necessariamente senza finanziamenti: la disponibilità e la comunicazione di questa informazione variano da rivista a rivista e da caso a caso.

Fonte

Daggupati Sridhar, Rohan Singh, S. Parimalarenganayaki (2026). Physicochemical characterization and ecological risk evaluation of surface water in a Himalayan foothill river system: A case study of the Charju River, India. Next Sustainability. DOI: 10.1016/j.nxsust.2026.100460accesso aperto

Finanziamento: i metadati della pubblicazione non riportano un finanziatore. L’assenza del dato non implica assenza di finanziamento.

Questo articolo sintetizza uno studio accademico peer-reviewed. Tutti i dati riportati provengono dalla pubblicazione originale, consultabile al DOI indicato.

Foto di Harsh Kukadiya su Pexels

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