Pianificare per la cura, non per l’efficienza
La pianificazione urbana contemporanea è storicamente orientata all’efficienza funzionale e alla crescita economica. Ma cosa succederebbe se le città fossero progettate attorno al concetto di cura? È questa la domanda centrale di un commentary pubblicato nel 2026 sulla rivista Cities & Health a firma di Goran Erfani, che introduce e articola il concetto di “sense of caring environment” — traducibile come “senso di ambiente curante” — quale framework concettuale per la pianificazione urbana e le politiche sanitarie.
È opportuno chiarire subito la natura del contributo: si tratta di un commentary teorico, non di uno studio empirico con misurazione di variabili, gruppo di controllo o raccolta sistematica di dati sul campo. L’articolo non produce evidenze sperimentali originali, ma propone un quadro interpretativo e concettuale, identifica lacune nella letteratura esistente e avanza priorità di ricerca. Il suo valore sta nella sintesi critica e nella proposta di un nuovo strumento analitico per chi lavora nell’intersezione tra progettazione urbana e salute pubblica.
Un concetto ancora privo di framework unificato
Erfani rileva che, sebbene la letteratura accademica abbia già esplorato le relazioni tra cura, compassione e luogo nella teoria della pianificazione, e alcune città — tra cui Bogotá e Barcellona — abbiano sviluppato politiche formali orientate al modello della “caring city”, manca tuttora un framework esperienziale o atmosferico condiviso capace di descrivere come gli spazi urbani sembrino curantiaa chi li abita.
Questo è il punto di originalità della proposta: non si tratta di misurare servizi o infrastrutture di welfare, ma di catturare una qualità atmosferica dello spazio urbano, percepita e vissuta dagli abitanti. Il concetto si distingue esplicitamente da quello di “sense of place” — già consolidato nella letteratura geografica e urbanistica — che si concentra sul legame affettivo tra persona e luogo. Il “senso di ambiente curante” sposta invece l’attenzione sull’atmosfera di cura come qualità intrinseca dello spazio, articolata attorno a quattro dimensioni: sicurezza, dignità, empatia e appartenenza.
Le discipline che alimentano il framework
Il commentary costruisce il proprio argomento integrando contributi provenienti da campi disciplinari distinti:
- Scienze infermieristiche e sanitarie, da cui deriva il concetto di ambiente terapeutico e di cura relazionale;
- Pianificazione trauma-informed, approccio che riconosce come le esperienze di trauma collettivo e individuale debbano essere considerate nella progettazione degli spazi pubblici;
- Biophilic design, che studia il rapporto tra ambienti costruiti, elementi naturali e benessere psicofisico;
- Urbanismo riparativo (reparative urbanism), orientato a correggere le ingiustizie spaziali prodotte da scelte pianificatorie storicamente discriminatorie.
L’integrazione di queste prospettive non produce, nel testo, un modello operativo immediatamente applicabile, ma delinea un campo di ricerca interdisciplinare con precise implicazioni per le politiche urbane.
Spazi pubblici e centri comunitari come nodi di cura
L’articolo argomenta che gli spazi pubblici e i centri comunitari possono svolgere un ruolo attivo nel promuovere benessere e salute se progettati secondo principi care-sensitive. Non si tratta, sottolinea Erfani, di aggiungere servizi di prossimità a una struttura urbana invariata, ma di operare uno spostamento fondamentale nelle priorità della pianificazione: dalla logica strumentale a quella relazionale, esperienziale e incentrata sulla cura.
“This shift is essential for promoting health equity and wellbeing for all.”
Il richiamo all’equità sanitaria è rilevante: il framework non è pensato come strumento per spazi urbani di qualità destinati a fasce privilegiate, ma come principio orientatore per politiche inclusive, capaci di rispondere alle esigenze delle popolazioni più vulnerabili.
Limiti da tenere presenti
Trattandosi di un commentary, il contributo non offre dati empirici a supporto delle proprie tesi, né una revisione sistematica della letteratura con criteri di inclusione esplicitati. Le affermazioni relative agli effetti degli spazi curantiaa sulla salute restano, allo stato attuale, ipotesi teoriche che il testo stesso riconosce come non ancora verificate in modo sistematico. L’autore identifica esplicitamente la necessità di colmare queste lacune come una delle priorità di ricerca futura. Chi volesse utilizzare questo framework in contesti applicativi — dalla valutazione di impatto alla progettazione partecipata — dovrà attendere sviluppi empirici ulteriori.
Implicazioni per progettisti e policy maker
Il contributo di Erfani è rilevante per chi opera nella progettazione urbana, nelle politiche sanitarie territoriali e nella governance delle città, perché offre una categoria concettuale nuova con cui interrogare pratiche già diffuse — dal design biofilo alla pianificazione partecipata — chiedendo se e come esse producano un’atmosfera percepita come curanteaa. È un invito metodologico prima ancora che progettuale: misurare, prima di affermare.
Chi ha finanziato lo studio
I metadati della pubblicazione non riportano alcun finanziatore per questo contributo. Questo non significa necessariamente che lo studio sia stato condotto in assenza di finanziamenti: molte riviste scientifiche non espongono questo dato nei metadati indicizzati. Non è possibile, né corretto, dedurre o ipotizzare la presenza o l’assenza di fonti di finanziamento sulla base delle informazioni disponibili.
Fonte
Goran Erfani (2026). Sense of caring environment: reimagining cities as atmospheres of care. Cities & Health. DOI: 10.1080/23748834.2026.2714342 — accesso aperto
Finanziamento: i metadati della pubblicazione non riportano un finanziatore. L’assenza del dato non implica assenza di finanziamento.
Questo articolo sintetizza uno studio peer-reviewed. Tutti i dati riportati provengono dalla pubblicazione originale, consultabile al DOI indicato.
Foto di Oleksiy Yeshtokyn,🌻🇺🇦🌻 su Pexels
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