Il pannolino che non finisce in discarica: come la digestione anaerobica ad alta temperatura sta trasformando i rifiuti sanitari assorbenti in biometano e compost certificato

Ogni anno in Italia vengono smaltiti circa 900.000 tonnellate di rifiuti sanitari assorbenti — pannolini, pannoloni, assorbenti igienici — quasi tutti destinati alla discarica o all’incenerimento. Un flusso enorme, invisibile ai più, che rappresenta uno dei nodi irrisolti dell’economia circolare europea. Fino a oggi, la complessità della struttura di questi prodotti — polimeri superassorbenti, cellulosa, polietilene e fibre non tessute fusi in un unico strato — li rendeva praticamente impossibili da riciclare con tecnologie convenzionali.

Eppure qualcosa sta cambiando, e l’Italia si trova inaspettatamente all’avanguardia. A Treviso, l’impianto pilota sviluppato in collaborazione tra il consorzio Contarina e il gruppo Fater — joint venture tra Procter & Gamble e Angelini — ha dimostrato che attraverso un processo combinato di sterilizzazione a vapore, separazione meccanica dei polimeri e digestione anaerobica termofila della frazione organica cellulosica, è possibile recuperare fino all’82% della massa originaria del rifiuto sotto forma di materiali valorizzabili: polimero superassorbente rigenerato, cellulosa secondaria certificata, biometano e digestato agricolo.

I numeri del progetto, aggiornati al 2025, parlano chiaro: per ogni tonnellata di pannolini trattati si ottengono circa 150 metri cubi di biometano, equivalenti all’energia necessaria per riscaldare un appartamento di 80 metri quadri per un intero mese invernale. La cellulosa recuperata rientra nella produzione di carta tissue e cartone ondulato, chiudendo un ciclo che fino a pochi anni fa sembrava tecnicamente impraticabile.

Il modello trevigiano ha già attirato l’attenzione della Commissione Europea, che lo cita come caso studio nell’ambito della revisione del Regolamento sulle Packaging and Product Sustainability del 2024. Sei regioni italiane stanno valutando la replica dell’impianto su scala industriale, con finanziamenti parziali previsti dal PNRR nella componente dedicata all’economia circolare.

La sfida più sottile non è però tecnologica, ma logistica: costruire una filiera di raccolta differenziata dedicata ai rifiuti assorbenti, ancora assente nella quasi totalità dei comuni italiani. Senza un sistema di conferimento specifico, anche la migliore tecnologia di recupero rimane una promessa incompiuta. Alcune amministrazioni del Nord-Est stanno sperimentando contenitori domiciliari sigillati e sacchi idrosolubili compatibili con il processo di sterilizzazione, con risultati incoraggianti sulla partecipazione delle famiglie con neonati e anziani.

In un Paese che produce rifiuti assorbenti per circa 1,2 miliardi di euro di valore disperso ogni anno, smettere di trattare i pannolini come un problema irrisolvibile potrebbe essere la più pragmatica delle rivoluzioni circolari.

Foto di Guilherme Pedrosa su Pexels

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