La nebbia che disseta le montagne: come i captatori atmosferici stanno riportando l’acqua nelle vette appenniniche in crisi idrica

Nelle ultime tre estati consecutive, oltre 340 comuni montani italiani hanno subito interruzioni nell’erogazione idrica per almeno trenta giorni. Le falde si ritirano, i torrenti si prosciugano prima di luglio, e le soluzioni tradizionali — nuovi invasi, trivellazioni più profonde — si scontrano con vincoli economici e ambientali insormontabili. Eppure, a quote comprese tra 800 e 1.400 metri, l’aria contiene una risorsa idrica straordinaria e quasi del tutto ignorata: la nebbia orografica.

I captatori di nebbia, dispositivi in rete polipropilenica tesa tra pali di acciaio inox, intercettano le goccioline di acqua sospesa che i venti umidi trasportano lungo i versanti appenninici. Il principio fisico è elementare — condensazione per impatto su superficie — ma i numeri che produce sono tutt’altro che trascurabili. Uno studio condotto tra il 2023 e il 2025 dal Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra dell’Università di Milano-Bicocca, su tre stazioni pilota installate sull’Appennino tosco-emiliano tra Porretta Terme e Pracchia, ha registrato una raccolta media di 14,7 litri per metro quadrato di rete al giorno nei mesi di luglio e agosto — esattamente il periodo in cui la domanda idrica locale è più critica e l’offerta più scarsa.

L’elemento che rende questa tecnologia particolarmente adatta al contesto italiano è il suo profilo di impatto quasi nullo: nessuna impermeabilizzazione del suolo, nessun consumo energetico, nessuna infrastruttura invasiva. Le reti si montano e smontano stagionalmente, possono essere integrate in aree protette e si adattano alle morfologie più irregolari dell’Appennino centrale e meridionale. Il costo di installazione si attesta intorno a 800 euro per metro quadrato, con un’aspettativa di vita dei materiali superiore ai vent’anni.

Il caso più avanzato è quello del Comune di Bagnone, in Lunigiana, dove nel 2025 un impianto da 60 metri quadrati di superficie captante ha coperto il fabbisogno idrico estivo di un intero borgo di 180 abitanti, sgravando completamente le autobotti che negli anni precedenti effettuavano rifornimenti bisettimanali. L’acqua raccolta, analizzata dalla ASL locale, è risultata batteriologicamente pura e con una conducibilità elettrica di 18 microsiemens per centimetro — qualità superiore a molte acque minerali in commercio.

In un Paese che disperde il 42% dell’acqua immessa nelle reti idriche civili attraverso perdite infrastrutturali, continuiamo a cercare nuove fonti mentre ignoriamo quelle che letteralmente fluttuano nell’aria sopra di noi.

Forse l’acqua che ci manca non è sotto terra, ma sospesa tra le nuvole che ogni mattina avvolgono i nostri paesi di montagna.

Foto di Ramon Perucho su Pexels

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