Il cervello che ricorda la foresta: come l’esposizione al verde riduce il cortisolo del 21% e perché la neurobiofilia sta riscrivendo i protocolli di cura nelle corsie ospedaliere italiane

C’è un momento preciso in cui il cervello smette di combattere. Accade quando gli occhi incontrano un insieme di foglie mosse dal vento, quando l’orecchio registra il suono non lineare di un ruscello, quando l’olfatto intercetta i composti organici volatili rilasciati dalla corteccia degli alberi. Non è poesia: è neurobiologia.

Nel 2024, un team dell’Università di Torino ha pubblicato su *Frontiers in Psychology* uno studio condotto su 187 pazienti ricoverati nel reparto di oncologia dell’Ospedale Molinette. Il gruppo esposto quotidianamente a sessioni di quindici minuti in un giardino terapeutico progettato secondo i principi della neurobiofilia ha mostrato una riduzione media del 21% nei livelli salivari di cortisolo rispetto al gruppo di controllo, già dopo sette giorni. Non si trattava di semplice esposizione passiva al verde generico, ma di un ambiente calibrato: densità fogliare studiata per filtrare il 60% della luce diretta, composizione floristica con prevalenza di specie autoctone dell’Appennino piemontese, assenza totale di geometrie artificiali nel campo visivo primario.

La neurobiofilia — termine coniato dalla ricercatrice svedese Matilda Annerstedt van den Bosch — sostiene che il sistema nervoso umano conserva schemi di risposta positiva alle configurazioni naturali che hanno accompagnato l’evoluzione della specie per circa due milioni di anni. La savana, la foresta rada, il bordo dell’acqua: ambienti ricchi di risorse e relativamente sicuri che il cervello riconosce come segnali di benessere prima ancora che la corteccia prefrontale possa elaborarli consapevolmente.

Quello che rende il caso torinese particolarmente rilevante per il sistema sanitario italiano è la sua replicabilità a basso costo. Il giardino terapeutico del Molinette è stato realizzato su una superficie di appena 340 metri quadri, su un’area precedentemente asfaltata e inutilizzata. Costo di realizzazione: 47.000 euro, ammortizzabili secondo gli autori dello studio in meno di tre anni, calcolando la riduzione documentata nel consumo di ansiolitici nel reparto.

Oggi, il Ministero della Salute ha avviato una mappatura nazionale degli spazi verdi ospedalieri potenzialmente adattabili a giardini neurobiofiliici. Sono 1.240 le strutture coinvolte nella prima fase del censimento. L’obiettivo, dichiarato nel Piano Nazionale per la Salute degli Ecosistemi 2026-2030, è integrare la connessione con la natura come protocollo clinico riconosciuto, non come optional architettonico.

Il corpo non ha dimenticato la foresta. Sta solo aspettando che la medicina abbia il coraggio di ritornarci.

Foto di Savia Rocks su Pexels

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