Il concetto di e-co-flourishing: benessere umano e naturale come sistema unico
Esiste un termine che sintetizza un’idea sempre più presente nel dibattito scientifico internazionale: ecological-collective-flourishing, abbreviato in e-co-flourishing. Descrive la prosperità interconnessa di entità umane e non umane, riconoscendo che il benessere delle persone e quello degli ecosistemi non sono separabili. Nonostante esistano già quadri concettuali che articolano questa visione, la loro traduzione in pratiche concrete resta insufficiente. A dirlo è una ricerca pubblicata su The Lancet Planetary Health nel 2027, condotta da un gruppo interdisciplinare di ricercatori.
Lo studio — un’umbrella review, ovvero una revisione sistematica di revisioni sistematiche — si è posto l’obiettivo di identificare e sintetizzare i meccanismi empiricamente testati che operano all’interfaccia tra sistemi umani ed ecologici. Non si tratta di un esperimento controllato né di uno studio osservazionale diretto: è una ricognizione della letteratura secondaria esistente, con tutto ciò che questo implica in termini di forza dell’evidenza.
Metodologia: nove revisioni selezionate da sette banche dati
La ricerca ha interrogato sette banche dati accademiche e quattro fonti di letteratura grigia. Al termine del processo di selezione, sono risultate eleggibili nove revisioni sistematiche. Si tratta di un numero limitato, che riflette sia la specificità del tema sia le stringenti condizioni di inclusione adottate dal gruppo di lavoro.
L’obiettivo non era censire tutti gli studi esistenti sul rapporto tra natura e salute, ma identificare specificamente i meccanismi — ovvero i processi causali intermedi — che spiegano come e perché l’interazione tra esseri umani e entità naturali possa produrre effetti misurabili su entrambi i sistemi.
Quali meccanismi emergono dall’evidenza
L’analisi ha identificato meccanismi riconducibili a quattro domini principali:
- Meccanismi psicologici: tra i più citati figurano il restauro dell’attenzione e la riduzione dello stress. Questo dominio ha mostrato il supporto empirico più consistente tra tutti quelli esaminati.
- Meccanismi sociali: includono la coesione sociale e il contatto tra individui mediato dall’ambiente naturale.
- Meccanismi fisici: legati principalmente all’attività fisica favorita dall’accesso a spazi naturali.
- Meccanismi ambientali: riguardano la riduzione di fattori stressanti nell’ambiente e il miglioramento della qualità ambientale complessiva.
È importante sottolineare che, mentre i meccanismi psicologici presentano la base empirica più robusta e coerente, l’evidenza per gli altri domini è mista. Non si tratta quindi di un quadro uniforme: alcune aree mostrano segnali promettenti, altre restano poco definite o contraddittorie.
Limiti strutturali: causalità debole e assenza di reciprocità
Il dato forse più rilevante per chi progetta o valuta interventi basati sulla natura riguarda la qualità dell’evidenza disponibile. Gli autori sono espliciti: l’evidenza per la causalità è debole, e deriva in larga misura da studi trasversali (cross-sectional) e da ricerche qualitative. Questi approcci metodologici non consentono di stabilire relazioni causali solide, ma soltanto associazioni o interpretazioni contestuali.
«Nessuna delle revisioni esaminate ha analizzato meccanismi reciproci che influenzino simultaneamente il benessere umano e non umano.»
Questo è un vuoto teorico e metodologico significativo. Il concetto di e-co-flourishing implica una relazione bidirezionale: non solo la natura che beneficia l’essere umano, ma anche l’essere umano che contribuisce alla prosperità degli ecosistemi. La letteratura attuale non ha ancora affrontato questa dimensione in modo empirico.
Implicazioni per la ricerca e la progettazione
Gli autori indicano con chiarezza le priorità per la ricerca futura: disegni di studio più rigorosi, test guidati da teoria esplicita, e replicazione dei risultati. L’obiettivo dichiarato è rafforzare l’evidenza per percorsi di e-co-flourishing equi e sostenibili — dove il termine “equo” segnala l’attenzione alla distribuzione sociale dei benefici, non solo alla loro esistenza media.
Per i progettisti e i pianificatori, questo studio offre una mappa parziale ma utile: i meccanismi psicologici — restauro attentivo, riduzione dello stress — sono quelli su cui l’evidenza è più solida e possono orientare scelte progettuali con maggiore sicurezza. I meccanismi sociali, fisici e ambientali meritano attenzione, ma richiedono cautela nell’essere invocati come certezze scientifiche a supporto di decisioni progettuali o politiche.
In sintesi: il campo esiste, i meccanismi sono identificabili, ma la catena causale non è ancora dimostrata con la solidità necessaria per fondare su di essa scelte vincolanti. Riconoscerlo non indebolisce l’approccio — lo rende più credibile.
Chi ha finanziato lo studio
I metadati della pubblicazione non riportano un finanziatore dichiarato. Questo non significa che lo studio sia stato condotto senza finanziamenti: molte riviste, incluse quelle del gruppo Lancet, non espongono sistematicamente questa informazione nei metadati bibliografici. Non è possibile, sulla base delle informazioni disponibili, identificare né citare alcun soggetto finanziatore.
Fonte
Maloney S, Henning T, Zhu H, Martin B, Hinze V, Montero-Marin J, van der Velden AM, Moore J, Wilhelm K, Lomax T, Reinecke MG, Awad E, Boyle J, Fleming W, Taylor L, Broome M, Thorogood C, Scerif G, Malhi Y, Singh I, Kuyken W. (2027). Mechanisms underpinning flourishing at the interface of humans and other natural entities: an umbrella review.. The Lancet. Planetary health. DOI: 10.1016/j.lanplh.2026.101450
Finanziamento: i metadati della pubblicazione non riportano un finanziatore. L’assenza del dato non implica assenza di finanziamento.
Questo articolo sintetizza uno studio peer-reviewed. Tutti i dati riportati provengono dalla pubblicazione originale, consultabile al DOI indicato.
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