Realtà virtuale e stress: cosa dicono i marker fisiologici

virtual reality relaxation headset

La realtà virtuale come strumento di regolazione dello stress: una revisione critica della letteratura

L’uso di ambienti virtuali immersivi per gestire lo stress è un campo in rapida espansione. Tuttavia, quanta solidità scientifica c’è dietro queste applicazioni? Una revisione sistematica pubblicata nel 2026 sulla rivista Stress and Health — a firma di Robbemond, Noordzij, van Driel e Veling — offre una mappatura critica della letteratura esistente, analizzando come i marker fisiologici vengano impiegati per misurare l’efficacia degli interventi di realtà virtuale (VR) sulla risposta allo stress.

Di che tipo di studio si tratta

Si tratta di una revisione sistematica condotta seguendo le linee guida PRISMA, con ricerca nelle banche dati EMBASE, IEEE Xplore, PsycINFO, PubMed e Web of Science fino al 12 marzo 2024. Il protocollo è stato registrato nel registro internazionale PROSPERO (ID: CRD42024510162). Partendo da 11.479 articoli identificati, i ricercatori hanno selezionato 69 studi che soddisfacevano i criteri di inclusione: l’uso di un visore VR (head-mounted display) in un intervento di regolazione dello stress e la rilevazione di almeno un marker fisiologico. La qualità degli studi è stata valutata tramite lo strumento Evaluation Public Health Practice Project.

Il campione degli studi inclusi

Dei 69 studi selezionati, 59 sono stati condotti nella popolazione generale, quattro in contesti di salute mentale e sei in ambito professionale. La distribuzione riflette uno squilibrio evidente: la ricerca su popolazioni cliniche o lavorative rimane marginale rispetto agli studi su soggetti sani in laboratorio.

Come si induceva e si misurava lo stress

La maggior parte degli studi ha utilizzato esperienze VR basate sulla natura come intervento di rilassamento, facendo riferimento teorico all’Attention Restoration Theory (ART) e alla Stress Reduction Theory (SRT). Per indurre artificialmente lo stress prima dell’intervento, i protocolli più comuni erano il compito di aritmetica mentale e il Trier Social Stress Test (TSST).

I marker fisiologici più utilizzati per rilevare la risposta allo stress erano la frequenza cardiaca (HR), la variabilità della frequenza cardiaca nelle sue diverse misure (HRV: RMSSD, SDNN, LF, HF) e la pressione arteriosa. Tuttavia, la revisione documenta una notevole eterogeneità nei marker scelti e nei momenti di misurazione, rendendo difficile il confronto diretto tra gli studi.

I risultati: promettenti ma da interpretare con cautela

Su 69 studi inclusi, 56 hanno riportato una riduzione dello stress misurata tramite marker fisiologici dopo l’intervento VR. Un dato numericamente rilevante, ma che la revisione invita esplicitamente a leggere con prudenza. I ricercatori evidenziano infatti una serie di criticità metodologiche sistematiche:

Le incongruenze metodologiche limitano la portata dei risultati: pur essendo numericamente maggioritari gli studi con esito positivo, la loro eterogeneità impedisce conclusioni robuste sull’efficacia della VR come intervento per la riduzione dello stress.

Le lacune più rilevanti per la ricerca futura

La revisione individua alcune direzioni prioritarie per consolidare il campo. In primo luogo, la necessità di misurazioni ambulatoriali, cioè condotte al di fuori del laboratorio in contesti reali, per migliorare la validità ecologica degli studi. In secondo luogo, la valutazione degli effetti a lungo termine degli interventi VR, finora quasi assente dalla letteratura. Infine, la revisione raccomanda la standardizzazione nella selezione dei marker fisiologici e dei protocolli di misurazione, condizione indispensabile per rendere confrontabili i risultati tra studi diversi e costruire un’evidenza scientifica coerente.

Implicazioni per la progettazione

Per chi si occupa di progettazione di spazi, ambienti di lavoro o soluzioni tecnologiche orientate al benessere, questa revisione offre un messaggio chiaro: l’interesse per la VR come strumento di regolazione dello stress è legittimo, ma la base di evidenze è ancora in costruzione. Le applicazioni pratiche — dalla gestione dello stress occupazionale ai supporti terapeutici — devono essere valutate con consapevolezza critica, riconoscendo che la maggior parte delle prove disponibili proviene da singole sessioni in laboratorio con campioni limitati. Il salto verso implementazioni su larga scala o in contesti clinici richiede ricerche più rigorose di quelle finora prodotte.

Chi ha finanziato lo studio

I metadati della pubblicazione non riportano alcun finanziatore per questa revisione sistematica. Questo non significa che lo studio sia stato condotto senza finanziamenti: molte riviste scientifiche non espongono tale informazione nei metadati indicizzati. Non è possibile, sulla base delle informazioni disponibili, identificare né escludere la presenza di soggetti finanziatori né valutarne l’eventuale interesse nelle conclusioni.

Fonte

Robbemond LM, Noordzij ML, van Driel CMG, Veling W. (2026). Physiological Responses to Virtual Reality-Based Stress Regulation and Relaxation Interventions: A Systematic Review.. Stress and health : journal of the International Society for the Investigation of Stress. DOI: 10.1002/smi.70164accesso aperto

Finanziamento: i metadati della pubblicazione non riportano un finanziatore. L’assenza del dato non implica assenza di finanziamento.

Questo articolo sintetizza uno studio peer-reviewed. Tutti i dati riportati provengono dalla pubblicazione originale, consultabile al DOI indicato.

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