Acqua fantasma: come l’Italia perde 3,4 miliardi di metri cubi l’anno nelle reti idriche che nessuno vede

Esiste un’acqua che non raggiunge mai il rubinetto. Non viene bevuta, non irriga campi, non raffredda impianti industriali. Semplicemente scompare, silenziosa, attraverso crepe, giunzioni obsolete e tubazioni che in alcune province italiane hanno superato i settant’anni di età. La chiamano «acqua non fatturata» o, con termine tecnico internazionale, *non-revenue water* (NRW): e in Italia, secondo i dati ISTAT aggiornati al 2025, rappresenta il 42,2% dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione pubblica. Quasi una bottiglia su due, dispersa prima ancora di arrivare a destinazione.

Il dato non è omogeneo sul territorio. Nelle regioni del Mezzogiorno il fenomeno raggiunge picchi drammatici: in Basilicata si perde il 62% dell’acqua immessa, in Calabria il 58%. Al contrario, alcune province del Trentino-Alto Adige mantengono perdite sotto il 15%, in linea con le migliori pratiche europee. Il divario non è solo geografico: è infrastrutturale, gestionale e politico.

Ciò che rende questo tema scientificamente urgente è il contesto climatico in cui si inserisce. Il bacino del Mediterraneo si sta riscaldando a una velocità circa 20% superiore alla media globale, con precipitazioni primaverili ed estive in calo strutturale su tutta la Penisola. In uno scenario in cui la risorsa idrica diventa progressivamente più scarsa e più preziosa, tollerare che quasi la metà dell’acqua captata e trattata — con costi energetici, chimici e infrastrutturali enormi — evapori nel sottosuolo è una contraddizione sistemica che non possiamo più permetterci.

La soluzione tecnologica esiste ed è matura: il distretto idrico intelligente (*smart water district*), basato su una rete densa di sensori di pressione e portata capaci di localizzare le perdite in tempo reale con precisione metrica. Alcune aziende idriche come Metropolitana Milanese e Acquedotto Pugliese hanno già avviato progetti pilota con risultati misurabili — riduzioni delle perdite tra il 18% e il 23% nei distretti monitorati. Il problema è la scala: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha destinato 4,38 miliardi di euro alla modernizzazione degli acquedotti, ma l’avanzamento della spesa al giugno 2026 si attesta ancora sotto il 30% degli obiettivi intermedi.

L’acqua che perdiamo nelle tubature non è un’inefficienza tecnica accettabile: è siccità autoinflitta. E ogni anno che passa senza intervenire è un anno in cui scegliamo deliberatamente di sprecare una risorsa che il clima sta già decidendo di toglierci.

Foto di D Goug su Pexels

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