Licheni contro l’inquinamento: come le città europee usano organismi vecchi di 400 milioni di anni come sentinelle della qualità dell’aria

Crescono lentamente, quasi invisibili, su muri e cortecce. Eppure i licheni — organismi simbiotici nati dall’unione di funghi e alghe — stanno tornando al centro della biomonitoraggio urbano con risultati che stanno sorprendendo la comunità scientifica internazionale.

Uno studio pubblicato nel 2025 su Urban Ecosystems ha mappato la presenza di 47 specie di licheni in 12 grandi città europee, tra cui Milano e Torino, rilevando una correlazione diretta tra la densità di specie licheniche e i livelli di biossido di azoto (NO₂) al suolo. Nelle aree dove i licheni praticamente scompaiono, la concentrazione di NO₂ supera regolarmente i 40 µg/m³ — il limite fissato dall’OMS — anche nei punti non monitorati dalla rete ufficiale di rilevamento. In sostanza, laddove l’aria avvelena, i licheni tacciono.

Il principio non è nuovo: la lichenometria come strumento di biomonitoraggio è documentata fin dagli anni Settanta. Ciò che è radicalmente nuovo è l’approccio urbano sistematico: alcune amministrazioni nordeuropee, come Oslo e Utrecht, stanno oggi integrando le mappe licheniche nei loro piani di verde urbano, scegliendo dove piantare alberi e dove installare barriere vegetali proprio sulla base della distribuzione di questi organismi sentinella. È diagnostica ecologica a costo quasi zero.

In Italia, il Museo di Storia Naturale di Milano ha avviato nel 2024 un progetto pilota di citizen science chiamato LichenCity, coinvolgendo oltre 1.200 cittadini nella mappatura lichenica di quartieri periferici. I dati preliminari mostrano che le aree di edilizia popolare degli anni Sessanta, spesso prive di verde strutturato, presentano una perdita lichenica fino all’83% rispetto ai parchi storici della stessa città. Un numero che racconta disuguaglianze ambientali con una precisione che nessun questionario sociologico potrebbe eguagliare.

La sfida per i progettisti urbani è ora duplice: da un lato usare i licheni come strumento diagnostico per orientare le politiche di greening; dall’altro creare le condizioni microclimatiche — umidità, substrati rugosi, riduzione delle polveri sottili — perché questi organismi possano reinsediarsi spontaneamente. Il ritorno dei licheni in un quartiere non è estetica: è la firma biologica di un’aria che torna a essere respirabile.

In un’epoca in cui le città cercano tecnologie sempre più sofisticate per misurarsi con la crisi ambientale, forse la risposta più precisa viene da organismi che esistevano prima dei dinosauri e che non chiedono né elettricità né manutenzione.

I licheni non mentono mai sull’aria che respiriamo.

Foto di juliacasado1 su Pixabay

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