L’economia del ripristino: recuperare un ettaro di torbiera sequestra più carbonio di un ettaro di foresta e l’Europa ha appena stanziato 3,2 miliardi per farlo

C’è un ecosistema che copre solo il 3% della superficie terrestre eppure immagazzina il doppio del carbonio contenuto in tutte le foreste del pianeta messe insieme. Si chiama torbiera, e per decenni l’Italia e l’Europa l’hanno drenata, bonificata e trasformata in campi agricoli senza capire davvero cosa stessero perdendo.

Oggi, con il Regolamento europeo sul Ripristino della Natura entrato in piena operatività nel 2026, quella miopia ha un prezzo e anche una correzione. Bruxelles ha allocato 3,2 miliardi di euro fino al 2030 specificamente per il recupero delle zone umide continentali, con le torbiere degradate in cima alla lista delle priorità. Il motivo è puramente scientifico: uno studio pubblicato su *Nature Climate Change* nel 2025 ha calcolato che un ettaro di torbiera riportata alle condizioni naturali può sequestrare fino a 5,5 tonnellate di CO₂ equivalente all’anno, contro le 2,4 tonnellate di un ettaro di foresta temperata neoimpiantata.

In Italia il quadro è ancora in chiaroscuro. Le torbiere alpine e prealpine — concentrate tra Piemonte, Lombardia, Trentino e Friuli — rappresentano un patrimonio di circa 14.000 ettari, di cui quasi il 60% risulta degradato o compromesso da interventi di drenaggio risalenti al secolo scorso. Il Parco Nazionale dello Stelvio ha avviato nel 2024 il primo progetto pilota italiano di rewetting su larga scala: 340 ettari di torbiera risanati nel giro di 18 mesi attraverso la semplice ostruzione dei canali di scolo, con un ritorno spontaneo della vegetazione a sfagno documentato già nella prima stagione.

Il dato che sorprende i non addetti ai lavori è la semplicità dell’intervento. A differenza di grandi infrastrutture verdi che richiedono anni di cantiere, il ripristino di una torbiera funziona spesso con azioni minime: tappare i fossi, rialzare il livello dell’acqua, togliersi di mezzo. La natura fa il resto, e lo fa in tempi geologicamente brevi.

L’aspetto economico è altrettanto interessante. Il mercato volontario del carbonio riconosce i crediti generati dal rewetting delle torbiere con prezzi che oscillano tra 18 e 45 dollari per tonnellata, rendendo il ripristino non solo un atto ecologico ma un investimento misurabile. Diverse municipalità del nord Italia stanno valutando accordi con fondi di compensazione per finanziare il recupero di aree periurbane abbandonate.

In un’epoca in cui la sostenibilità rischia di diventare un esercizio di facciata, le torbiere ci ricordano che le soluzioni più potenti sono spesso quelle che richiedono non di costruire qualcosa, ma di smettere di distruggere.

Foto di suju_foto su Pixabay

#Torbiere #RipristinoNatura #CarbonSink #ZoneUmide #Rewetting #Sostenibilita #SviluppoSostenibile #GreenLife #ViviGreen #NaturaItalia #ClimaItalia #EcologiaUrbanа