C’è un materiale che ogni giorno viene prodotto in quantità industriali dagli impianti di trattamento delle acque reflue italiani, finisce in discarica o viene incenerito, e porta con sé uno degli elementi più preziosi e insostituibili per l’agricoltura mondiale: il fosforo. Si chiama fango di depurazione, e la sua storia è uno dei capitoli più trascurati dell’economia circolare italiana.
Il fosforo è un elemento finito. Le riserve globali economicamente estraibili si concentrano per oltre il 70% in Marocco e nel Sahara Occidentale, e le stime più prudenti le danno esaurite entro 300 anni, con un picco di produzione già atteso entro il 2030. L’Unione Europea ha inserito il fosforo nella lista delle materie prime critiche già nel 2014, eppure l’Italia continua a disperderne quantità significative nel ciclo dei rifiuti invece di recuperarlo.
Gli impianti di depurazione italiani producono ogni anno circa 1,1 milioni di tonnellate di fanghi in peso secco. Secondo i dati ISPRA più recenti, meno del 20% viene attualmente valorizzato in agricoltura come ammendante, mentre la quota restante segue percorsi di smaltimento che cancellano definitivamente il contenuto di fosforo e azoto organico. Un paradosso agronomico ed economico di proporzioni enormi, in un paese che importa quasi la totalità dei fertilizzanti fosfatici di sintesi.
Eppure la tecnologia per invertire questa rotta esiste ed è matura. Il processo di precipitazione della struvite — un minerale composto da magnesio, ammonio e fosfato — permette di cristallizzare il fosforo direttamente dalle acque di processo degli impianti di digestione anaerobica con efficienze di recupero superiori all’85%. La struvite è un fertilizzante a rilascio lento, certificabile secondo il regolamento europeo sui fertilizzanti (UE 2019/1009) e già commercializzato in Germania, Paesi Bassi e Svizzera con nomi commerciali come Crystal Green.
In Italia il Consorzio Italiano Compostatori ha avviato negli ultimi due anni un programma pilota su quattro impianti del Nord Italia — tra cui uno nel bresciano e uno in Emilia-Romagna — che ha prodotto le prime tonnellate di struvite italiana certificata. I risultati preliminari mostrano una riduzione del 40% dei costi di gestione dei fanghi nelle strutture coinvolte, con un flusso di ricavo aggiuntivo dalla vendita del fertilizzante recuperato.
La Commissione Europea, con la revisione del regolamento sui fanghi di depurazione attesa entro fine 2026, potrebbe finalmente fissare obiettivi vincolanti di recupero del fosforo per gli Stati membri. L’Italia ha i numeri, le competenze e persino i primi impianti funzionanti: quello che manca è la volontà politica di trasformare il fango più ignorato d’Europa nel fertilizzante più strategico del prossimo secolo.
#Riciclo #EconomiaCircolare #ZeroWaste #ViviGreen #Fosforo #FanghiDepurazione #Struvite #AgricolturaCircolare #MaterieFirstCritiche #Sostenibilità #GreenEconomy #DepurazioneAcque
