3.2 STRATEGIA PER I PICCOLI COMUNI
Strategie di conservazione e sviluppo del verde urbano nei piccoli comuni
La legge n. 10/2013 e i suoi strumenti attuativi, nel promuovere lo sviluppo del verde urbano, individuano una serie di misure che in alcuni casi si palesano come veri e propri obblighi in altri come indicazioni da seguire al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati. Alcuni obblighi sono rivolti a tutti i comuni, altri soltanto ad una particolare categoria.
Se consideriamo l’obbligo di piantagione di alberi per ogni nuovo nato, il cui primo impulso lo ha dato la legge n. 113/1992 senza fare alcuna distinzione in termini di dimensioni, esso è previsto dalla norma di riferimento attuale solo per i comuni con un numero di abitanti al di sopra dei 15.000. Il bilancio che ne consegue e che ogni sindaco ha il compito di predisporre e rendere noto per dimostrare l’incremento del proprio patrimonio arboreo è, pertanto, di interesse solo di tale tipologia. Per ogni altra azione si debba e voglia mettere in campo per lo sviluppo del verde comunale, la legge non stabilisce limiti: tutti i comuni, infatti, sono interessati dalle attività di celebrazione della “Giornata nazionale degli alberi” e dalle iniziative di piantagione previste (art.1), sono chiamati ad osservare il rispetto delle norme di cui al decreto 2 aprile 1968, n. 1444 assicurando quantità minime di spazio adibito a verde pubblico (art. 4), rispondono a quanto stabilito dall’articolo 6 relativamente alle diverse iniziative di sviluppo degli spazi verdi urbani e, in relazione alla tutela e salvaguardia degli alberi monumentali di cui all’articolo 7, sono obbligati a censire tali esemplari.
La STRATEGIA non esclude i cosiddetti “piccoli comuni”. Tuttavia, consapevole delle criticità strutturali che spesso si rilevano in tali realtà, vuole suggerire alle politiche locali l’attivazione di iniziative più puntuali, ancorché pianificate, volte, più ancora che al sostanziale incremento delle superfici a verde, alla conservazione, alla migliore gestione e alla valorizzazione del patrimonio esistente, sia all’interno del centro edificato che esternamente ad esso.
La recente legge n. 158/2017, nel riconoscere l’importante ruolo e il patrimonio di pregio di molti dei “piccoli comuni” come anche il loro sostanziale contributo alla caratterizzazione del Paese, ha compiuto un primo sforzo di sostegno alle politiche locali di conservazione, riqualificazione e valorizzazione dei borghi, prevedendo contributi per alcuni comuni aventi specifici requisiti.
Sono considerati dalla legge “piccoli comuni” le realtà amministrative con popolazione residente fino a 5.000 abitanti, ma anche quelle istituite a seguito di fusione tra comuni aventi ciascuno popolazione fino a 5.000 abitanti.
Sono 5.683 tali e rappresentano il 70,2% del totale nazionale, con una superficie territoriale amministrata che ricopre mediamente il 54% del territorio nazionale, superando ampiamente il 70% del territorio in alcune realtà come la Valle d’Aosta, il Molise, l’Abruzzo, la Liguria, il Piemonte, il Trentino.
Territori spesso fragili ma generalmente ad alto valore naturalistico, i piccoli comuni esercitano un’importante funzione nella cura del territorio nazionale attraverso continue e capillari opere di manutenzione, spesso volte ad arginare fenomeni di dissesto idrogeologico, dimostrano di far fronte alla crisi economica facendo leva sui valori di identità, innovazione e forza del territorio, sono il luogo privilegiato di sperimentazione delle buone pratiche più innovative in fatto di energia, economia verde e riciclo dei rifiuti. Tra i punti di forza che caratterizzano tali piccole realtà vi è certamente l’asset rappresentato dal patrimonio storico-culturale, ambientale ed enogastronomico che può contare su un importante sviluppo del turismo (solo nel 2014 i giardini italiani hanno attirato l’attenzione di ben 8 milioni e mezzo di visitatori) e sulla presenza di prodotti DOP e IGP.
I piccoli comuni, soprattutto quelli a ridosso delle grandi città e dei relativi paesi satelliti, rappresentano un bacino verde di notevole importanza per le stesse: con il loro patrimonio naturalistico, costituito da boschi, pascoli e terreni agricoli e spesso rientrante in sistemi di specifica protezione, rispondono con generosità alla sempre più crescente domanda di naturalità da parte della popolazione urbana.
Se si fa riferimento alle indicazioni e previsioni di entrambi i disposti normativi, a cui non si può non aggiungere la legge n. 94/1997 relativa alle zone di montagna, molte sono le opportunità che i piccoli comuni possono trarre per valorizzare il proprio patrimonio. Se consideriamo il capitale naturale, priorità dovrebbe assumere ogni azione che sia volta al mantenimento e al miglioramento di quanto esistente.
Uno spunto interessante, ma non è il solo, è quello offerto dalla L. n. 10/2013 in ordine alla salvaguardia degli alberi monumentali, beni paesaggistici a tutti gli effetti, ai sensi del D. Lgs. n. 42/2004. Non si tratta solo di garantire tutela a singoli individui che rispondono ai requisiti di monumentalità dettati dalla legge, bensì a interi sistemi quali possono essere i filari, i viali alberati, i gruppi di alberi che abbiano particolare pregio paesaggistico, monumentale, storico e culturale o alberi ad alto fusto inseriti in particolari complessi architettonici di importanza storica e culturale, quali ad esempio ville, monasteri, chiese, orti botanici e residenze storiche private.
La legge, al fine di poter garantire a tali esemplari la meritata tutela, prevede che ogni comune li censisca, iniziando, da tale opera di individuazione, l’iter di iscrizione nell’Elenco degli alberi monumentali d’Italia.
Mantenere tali alberi o sistemi di alberi, conoscerli e riconoscerli come parte del nostro patrimonio culturale, al pari dei monumenti storico-architettonici, è di fondamentale importanza, perché molti sono gli aspetti positivi della loro salvaguardia. Dal punto di vista ecologico, il ruolo da essi svolto nei confronti della conservazione della biodiversità è notevole così come anche di una certa entità è il loro contributo nell’assorbimento del carbonio, se in stato di buona efficienza fisiologica. Vere e proprie eredità biologiche, i grandi e vecchi alberi, rappresentano dei micro-ecosistemi con una propria individualità, di vitale importanza anche per altre specie vegetali e animali che sugli stessi si possono insediare.
L’incidenza che molti alberi esercitano sull’ambiente in cui vivono è indubbia anche dal punto di vista paesaggistico: alberi maestosi e dal bel portamento, filari e viali alberati in buona efficienza biologica, arricchiscono il paesaggio rendendolo più apprezzabile, altri per il solo fatto di esserci lo caratterizzano, altri ancora, che vedono la loro storia intimamente legata a quella delle popolazioni locali, lo identificano, offrendo alle stesse un senso di forte appartenenza al luogo.
Custodi di memorie, la loro vita è legata a quella dell’uomo ed è nell’albero, testimone del passato, che l’uomo si deve riconoscere: conservarlo e valorizzarlo può essere un’occasione, per molti spazi attualmente privi di significato, per recuperare carattere dal punto di vista relazionale e culturale, anche attraverso attività di educazione ambientale e di turismo naturalistico.
La legge non prevede un sostegno finanziario alla loro gestione ma è indubbio che l’esercizio di buone pratiche di coltivazione sia l’unica via per garantire loro una conservazione e la possibilità di valorizzare il territorio in cui vivono.
Stessa linea di principio è da seguire con riguardo al patrimonio forestale, i quali protetti dai molteplici agenti di danno biotici e abiotici e mantenuti in stato di efficienza biologica, possono svolgere la loro multifunzionalità e offrire servizi ecosistemici fondamentali. I piccoli comuni possono certamente mirare ad un incremento della loro superficie a verde attraverso azioni di imboschimento che siano in linea con la pianificazione esistente e basati su una corretta progettazione.
La creazione di sistemi arborei, siano essi boschi, parchi o viali, può rappresentare, in un’ottica di pianificazione sovra comunale, una valida soluzione all’impossibilità per comuni più grandi ma saturi di reperire spazi da adibire al verde.

