3.1 COMUNI ITALIANI (ETEROGENEITÀ E RISULTATI DELLA CLASSIFICAZIONE DEI COMUNI)

3.1 COMUNI ITALIANI (ETEROGENEITÀ E RISULTATI DELLA CLASSIFICAZIONE DEI
COMUNI)

L’eterogeneità ambientale, storica e culturale dei comuni italiani offre l’opportunità di fare della presente STRATEGIA un fattore di polarizzazione e orientamento nella pianificazione del verde pubblico per selezionare nella diversità di modelli e di soluzioni possibili in funzione delle proprie peculiarità territoriali.

Nella logica della clusterizzazione dei Comuni italiani per affinità territoriali e densità abitativa, si è ritenuto opportuno classificare i comuni italiani utilizzando indicatori utili anche per ipotizzare percorsi pianificatori e progettuali. Questi indicatori hanno dato luogo a 6 gruppi che, pur se nella loro generalità, offrono comunque indicazioni interessanti in termini di possibili interventi in linea con la STRATEGIA stessa.

I fattori presi in considerazione e la ratio dell’analisi effettuata sono la tipologia di forme urbane (dalle monocentriche compatte alle forme diffuse), la presenza di infrastrutture primarie (autostrade, strade statali importanti e ferrovie) condizionanti lo sviluppo territoriale all’interno dei Comuni, il grado di superficie artificiale e la densità abitativa.

A questi fattori è possibile inoltre associare una caratterizzazione aggiuntiva in funzione dell’appartenenza a una ecoregione, andando quindi a identificare le caratteristiche ambientali e vegetazionali di cui tener conto in sede di pianificazione e gestione degli spazi e infrastrutture verdi esistenti o da prevedere in futuro. Il riferimento alle ecoregioni è molto importante in quanto supera la zonizzazione amministrativa (comunque da tenere presente) e permette collegamenti con la valutazione del “Capitale Naturale” effettuata per l’Italia in relazione alle 5 province ecoregionali.

È comunque evidente che questa prima classificazione rappresenta l’inizio di un percorso che sarà certamente approfondito nel prossimo futuro valutando anche separatamente i “piccoli Comuni” con meno di 5000 abitanti a cui la STRATEGIA assegna compiti molto importanti (vedi paragrafo successivo). Sono 5.683 e rappresentano il 70,2% del totale nazionale, con una superficie territoriale amministrata che ricopre mediamente il 54% del territorio nazionale, superando ampiamente il 70% del territorio in alcune realtà come la Valle d’Aosta, il Molise, l’Abruzzo, la Liguria, il Piemonte, il Trentino. Sarà interessante quindi in futuro integrare la classificazione adottata con la distribuzione delle ecoregioni al fine di capire meglio come si aggregano i Comuni in spazi ecologicamente omogenei (ecoregioni) o amministrati da uno stesso organo regionale.

Una eventuale pianificazione di area vasta interessa in particolare le Città metropolitane e le Regioni in quanto in molti casi il patrimonio forestale naturale presente in modo significativo nei piccoli Comuni può rappresentare il punto di riferimento per la foreste urbane di un grande comune contiguo privo di elementi forestali nelle proprie aree periferiche.

Tornando ai risultati di questa prima classificazione grazie ai fattori sovrapposti ed elaborati con analisi multivariata in un sistema informativo geografico si è creduto opportuno evidenziare la distribuzione a livello nazionale dei possibili gruppi omogenei (clusters) (fig.1) e una prima schematizzazione degli elementi che caratterizzano i 6 gruppi (tab.1).

Nel cluster 1 sono presenti i Comuni con densità abitativa medio-bassa (da 0 a 1500 abitanti/km2), che presentano una superficie artificializzata inferiore rispetto alla media nazionale (7.64%), non attraversati da grosse infrastrutture e con forme urbane tendenti al monocentrismo. In tale gruppo ricadono 1100 Comuni per cui la linea di intervento può essere riassumibile nella corretta manutenzione e gestione del verde urbano e periurbano presente, creando connessioni con la matrice forestale già presente (e che rappresenta mediamente il 55% della loro superficie amministrativa totale).

Il cluster 2 differisce dal cluster 1 perché al suo interno ricadono i Comuni con infrastrutture primarie o con la tendenza diffusa del settore maggiormente urbanizzato. In questo caso è molto importante ragionare in termini di infrastrutture verdi e filari alberati per mitigare l’impatto negativo del traffico veicolare spesso adiacente ai centri abitati e agire in termini di riconnessione ecologica della matrice forestale già ampiamente diffusa (51%) nei 3178 Comuni.

Nei Comuni appartenenti ai cluster 1 e 2 si può indicare una rilevanza media degli interventi in quanto si tratta di situazioni non urgenti né tanto meno significativi, volti soprattutto a tutelare e migliorare la matrice verde già presente, migliorandone l’efficienza soprattutto in termini di regimazione dei flussi e deflussi idrici, fissazione del carbonio e, possibilmente, offerta di prodotti legnosi per artigianato locale ricavabili dagli interventi di gestione ordinaria.

Nel cluster 3 sono presenti i Comuni che rispetto a quelli del cluster 1 presentano un tasso di artificializzazione superiore rispetto alla media nazionale e che possono essere interessati da infrastrutture primarie. In questi 1620 Comuni, dunque, la necessità di interventi di contenimento e limitazione dell’ulteriore espansione urbanistica hanno una priorità e possono essere perseguiti tramite la progettazione di cinture verdi attorno ai centri urbani (tendenti al monocentrismo).

Oltre all’importante ruolo in termini di contenimento del consumo di suolo, tali interventi assumono un ruolo particolarmente rilevante in termini di regimazione dei flussi e deflussi idrici tra i sistemi urbani e la matrice territoriale in cui essi si trovano, agendo in qualche modo da filtro anche rispetto ai problemi di inquinamento (sia dell’aria che acustico).

Nel cluster 4, rispetto al cluster 3, rientrano i Comuni con forme tendenti al diffuso e con una superficie artificializzata superiore alla media nazionale. Come per il cluster 3, quest’ultimo dato configura la cogenza di intervenire anche grazie alla progettazione di nuove infrastrutture verdi e filari alberati per limitare l’espansione urbana. In questo caso, tali elementi, per lo più lineari, svolgono inoltre un’importante ruolo in termini di riconnessione e miglioramento della rete ecologica territoriale già presente, ma sicuramente ampliabile e da mettere in connessione ecologica con il resto del verde urbano.

Nel cluster 5 rientrano i Comuni densamente abitati (più di 1500 abitanti/km2) aventi forme monocentriche o monocentriche compatte. Tutti e 178 i Comuni appartenenti a questo cluster presentano una superficie artificiale superiore rispetto alla media nazionale. Tali caratteristiche, sia di conformazione spaziale che di elevata presenza di persone, fa sì che gli interventi connessi alla gestione e pianificazione del verde pubblico siano di elevatissima rilevanza.

Oltre alla costituzione di cinture verdi intorno al nucleo urbano principale con la funzione di barriera la progettazione di elementi lineari (es, filari alberati o meglio ancora parchi lineari) per la ricostituzione di un reticolo verde assume un’importante ruolo per la rimozione degli inquinanti oltre che per il miglioramento della permeabilità dei suoli, con ovvie ripercussioni positive in termini di mitigazione dei rischi legati a fenomeni piovosi estremi. Tali elementi di connessione, svolgono altresì un fondamentale ruolo nel connettere parchi e giardini già esistenti, in cui si può pensare di aumentare la copertura delle chiome arboree in modo tale da massimizzare sia la funzione di depurazione che l’attenuazione delle isole di calore.

Tali linee d’intervento risultano inoltre perfettamente in linea con quanto dimostrato da Sallustio et al (2017), che riportano una relazione inversa tra densità abitativa e, nell’ordine, superficie degli spazi verdi, superficie media delle aree verdi e densità delle chiome arboree. L’urgenza dell’intervento di progettazione di nuove infrastrutture verdi (anche a discapito di aree attualmente cementificate o asfaltate) è ulteriormente avvalorata dal dato di superficie verde pro-capite, che nei Comuni del cluster 5, secondo i dati del lavoro prima citato, sono appena in linea con la soglia dei 9-11m2 indicata dalla FAO.

Nel cluster 6 rientrano i Comuni densamente abitati (più di 1500 abitanti/km2) aventi forme diffuse, policentriche o monocentriche disperse. Anche in questo caso l’elevata superficie artificializzata, unita alla elevata presenza di abitanti, fa sì che si tratti di contesti con elevata priorità di intervento.

Rispetto ai Comuni del cluster 5, però, essendo i 94 Comuni del cluster 6 già circondati e permeati da una discreta copertura forestale (31%), si può pensare più ad interventi di ricucitura degli spazi verdi esistenti tramite la progettazione di infrastrutture verdi e filari quali elementi di riconnessione oltre che di barriera rispetto all’ulteriore consumo di suolo.

Per fare ciò, è anche prospettabile, se non auspicabile, la de-densificazione urbanistica di alcuni punti strategici nel contesto urbano, per facilitare l’insediamento di una rete ecologica territoriale ben struttura e funzionale. Tale rete svolgerebbe un ruolo molto importante nel mitigare le isole di calore, ridurre l’impatto acustico del traffico veicolare e abbattere in maniera significativa la concentrazione di inquinanti atmosferici.

In sintesi già da questo primo confronto e classificazione tra i Comuni italiani emergono elementi di importanza strategica specialmente a livello nazionale e regionale. È evidente che la scala adottata non permette riferimenti a livello di verde urbano di “pertinenza” o di verde “architettonico”.

È comunque scontato che nel passaggio da analisi territoriali di area vasta a piani comunali queste tipologie di verde urbano troveranno un maggiore spazio di applicazione.

Il risultato della classificazione (6 gruppi) e la distribuzione geografica dei Comuni ascrivibile ai gruppi ci suggeriscono:

a) In oltre il 50% dei Comuni il piano del verde non dovrà prevedere interventi molto significativi (Cluster 1 e 2). Resta l’esigenza di migliorare la connettività ecologica e la messa a sistema delle aree forestali presenti con infrastrutture verdi che facilitino la penetrazione dei benefici delle foreste urbane e periurbane anche nei centri storici o comunque nei settori più urbanizzati. In generale i Comuni di questi due cluster sono largamente presenti nella Penisola un po’ ovunque lungo l’Appennino con alcune Regioni (Calabria, Basilicata, Abruzzo e Molise) che anche su questa base classificatoria confermano l’elevata valenza naturalistica già evidenziata dall’elevata presenza di Parchi nazionali. Interessante notare il buono stato dei Comuni delle isole maggiori con particolare riferimento alla Sardegna.

b) I cluster 3 e 4 in condizioni intermedie interessano Comuni generalmente costieri o di pianura. Al di là di una sorta di “isola” determinata dal Gargano, dalla Pianura Padana al Salento è un continuum di Comuni appartenenti al gruppo 4 con evidenti criticità. In termini pianificatori sono questi 1818 i Comuni su cui si dovrà agire rapidamente in quanto per loro è facile passare nelle categorie ancora più critiche o recuperare un livello che li avvicini ai Comuni per i quali si prevedono interventi meno significativi. Un elemento di grande riflessione è la condizione dei Comuni del nord che tende a separare il sistema alpino in due situazioni diverse: il nord-ovest ricco di penetrazioni di aree urbane su cui intervenire rapidamente a causa della densità abitativa e dell’elevata presenza di strutture stradali; in
modo meno significativo ma comunque presente anche nel settore nord-orientale della Alpi.

c) I cluster 5 e 6 accolgono i Comuni più densamente abitati, costieri o di pianura. Elemento di un certo interesse è senza dubbio il basso numero che nel loro insieme si attesta intorno al 3,5 %. È proprio in questo caso che nel dettaglio della pianificazione del verde urbano a scala di Comune emergerà il ruolo positivo dei piccoli Comuni contigui e della progettazione a scala di “pertinenza” e “di verde architettonico”.

d) Nell’ottica di una visione strategica, è altresì importante comprendere ed esplorare i possibili punti di contatto e sinergie tra i cluster individuati e strategie e politiche già insistenti nei diversi Comuni, quali ad esempio la legge dei “Piccoli Comuni” o la Strategia Aree Interne. Osservando i rispettivi incroci in tabella 2 e 3, è infatti possibile osservare, come i Comuni già classificati come Aree Interne e Piccoli Comuni, con tutto ciò che questo comporta, ricadano per la stragrande maggioranza nei cluster 1 e 2 (complessivamente, il 67,5% e 78,7%, rispettivamente). È anche interessante notare, però, che 15 Comuni classificati come Piccoli Comuni e 9 ricadenti in Aree Interne, rientrano nei cluster 5 e 6, che
potremmo quindi definire come maggiormente critici per la gestione del verde pubblico. Ciò è legato in particolar modo al fatto che tali Comuni si trovano nelle immediate vicinanze di aree sviluppate e densamente popolate, come nel caso di Fiorano al serio (BG), o anche a particolari caratteristiche morfologiche come nel caso di Atrani (SA), il più piccolo Comune d’Italia con i suoi appena 0,12 km2 di superficie.

ClusterPiccoli comuniAltroTotale
11093171110
227444343178
38617591620
49708481818
58170178
678794
TOTALE568323157998

Tabella 1. Distribuzione dei Comuni classificati come “Piccoli Comuni” e non tra i vari cluster.


ClusterAree interneCentriTotale
11093171110
223728063178
336612541620
450113171818
51177178
688694
Totale412138777998

Tabella 2. Distribuzione dei Comuni classificati come “Aree Interne” e “Centri” (sensu SNAI) tra i vari cluster.

A queste iniziali considerazioni in futuro il Comitato darà il via a ulteriori ricerche sul processo di classificazione a scala ecoregionale e regionale e selezionando ulteriori indicatori e riproponendo classificazioni con indicatori maggiormente legati al verde urbano escludendo ad esempio la presenza o vicinanza delle grandi infrastrutture stradali e facendo tesoro dei primi piani che saranno elaborati dai Comuni.

Per saperne di più:
Marchetti M. et al. Indicatori per la classificazione dei comuni italiani.