La legge 10/2013 ha assegnato al Comitato la responsabilità di proporre un Piano nazionale che fissi criteri e linee guida per:
- la realizzazione di aree verdi permanenti intorno alle maggiori conurbazioni e di filari alberati lungo le strade,
- il rinverdimento delle pareti e dei lastrici solari, la creazione di giardini e orti e il miglioramento degli spazi per consentire un adeguamento dell’edilizia e delle infrastrutture pubbliche e scolastiche che garantisca, per quanto di competenza, la riqualificazione degli edifici.
Appare evidente che il riferimento alle conurbazioni, alle alberate lungo le strade, al rinverdimento delle pareti e dei lastrici solari, alla creazione di giardini e al miglioramento degli spazi (verdi di pertinenza e architettonico) sottintende un riferimento ai tanti e variegati aspetti strutturali e funzionali del verde urbano.
Muovendo da questi aspetti occorre modulare criteri e linee guida che si pongano come bussola strategica (di seguito STRATEGIA) per la pianificazione che insieme Stato, Regioni e Comuni dovranno realizzare.
Questa è la ragione, spiegata in dettaglio nel paragrafo successivo, del perché il Comitato ha scelto di considerare tutto ciò una Strategia nazionale (in seguito chiamata STRATEGIA) e non un Piano nazionale.
Interpretando in termini culturali, tecnici e scientifici le indicazioni del legislatore si intende integrare le funzioni delle estese formazioni forestali con le opportunità offerte dal verde di pertinenza e architettonico in una visione sistemica e integrata coerente con la Rete Ecologica Territoriale locale e con le “LINEE GUIDA per la gestione del verde urbano e prime indicazioni per una pianificazione sostenibile” già divulgate dal Comitato in accordo con i Comuni italiani.
La STRATEGIA non prende in esame esclusivamente il verde “esistente e tradizionale” interno alle città ma, in linea con le richieste del legislatore, propone soluzioni innovative integrate e sistemiche che, partendo dal miglioramento della funzionalità dei servizi ecosistemici (valore stimato, riferito al 2015: 338 mld di euro), richiedono apporti necessariamente multidisciplinari, e quindi la partecipazione di esperti di estrazione diversa
ed esperti delle scienze sociali e dell’economia.
Tutto ciò per stimolare e valorizzare nuove forme di pianificazione capaci di integrare la funzionalità degli ecosistemi con le innovazioni tecnologiche ambientali necessarie per mitigare gli effetti del cambiamento climatico e favorire la fruizione diretta degli spazi verdi
compresi gli orti urbani e i sistemi agricoli in un quadro di piena sostenibilità economica, ambientale e sociale.
La traiettoria naturale del Piano nazionale incrocia inevitabilmente anche quella propria della Strategia energetica nazionale (SEN), convergendo con quest’ultima nella realizzazione di una essenziale piattaforma integrata proiettata verso il futuro Piano Energia e Clima.
Il Piano nazionale del verde è quindi pensato per contribuire allo sforzo del Paese per raggiungere i traguardi di crescita sostenibile e ambiente stabiliti nella COP 21, in particolare nella direzione del contenimento (che non è solo riduzione) delle emissioni e della lotta ai cambiamenti climatici.

