Conferenza 07 · Le persone — Sostenibilità del costruito
Indice del ciclo
Ciclo di lezioni · n. 07
07
Lezione 07 · Parte II — Le scale del costruito

Le persone

Una città può essere efficiente, verde e a basse emissioni e, al tempo stesso, profondamente ingiusta. La dimensione sociale è la più trascurata della sostenibilità — eppure è quella che decide per chi, davvero, stiamo costruendo un mondo migliore.

Tema
Sostenibilità sociale e patrimonio
Parole chiave
Equità · partecipazione · riuso
Caso illustrato
Il Lingotto, Torino
Il tema

La gamba dimenticata

Abbiamo parlato a lungo di energia, materiali, clima, verde e acqua. Ma ricordiamo le tre dimensioni della sostenibilità da cui siamo partiti nella prima conferenza? Ambiente, economia e — terza, ma non ultima — società. Quest’ultima è quasi sempre la gamba più corta del tavolo: la si cita per dovere e poi la si dimentica, perché non si lascia misurare in chilowattora né in tonnellate di anidride carbonica. Eppure è quella che risponde alla domanda più importante di tutte: un quartiere più sostenibile, per chi lo è? Chi potrà ancora viverci, e chi sarà costretto ad andarsene?

In questa conferenza riportiamo le persone al centro. Definiremo che cosa significhi sostenibilità sociale, attraverso i concetti di equità, accessibilità e giustizia ambientale; affronteremo la questione, decisiva e insidiosa, della partecipazione, con l’aiuto di uno schema diventato classico; esamineremo il paradosso per cui migliorare un quartiere può finire per espellerne gli abitanti; e infine vedremo come il riuso del patrimonio sappia tenere insieme, in modo quasi unico, la dimensione sociale e quella ambientale.

«Una città verde ma ingiusta non è una città sostenibile: è solo un privilegio meglio arredato.»
Il discorso · I

Equità, accesso, giustizia ambientale

La sostenibilità sociale comincia da una parola semplice: equità. Non basta che una città funzioni; deve funzionare per tutti — per chi ha un’automobile e per chi non ce l’ha, per il bambino e per l’anziano, per chi dispone di mezzi e per chi fatica ad arrivare a fine mese. Da qui discende l’accessibilità, intesa in senso ampio: spazi e servizi che chiunque possa raggiungere e usare, comprese le persone con disabilità, che troppo spesso la città tratta come ospiti tollerati anziché come cittadini di pieno diritto.

Esiste poi una forma di ingiustizia specifica, che porta un nome preciso: la giustizia ambientale. I danni ambientali — l’inquinamento, il rumore, il caldo dell’isola urbana, la mancanza di verde — non si distribuiscono a caso, ma colpiscono in modo molto più pesante i quartieri poveri e le minoranze. Chi ha meno voce finisce per vivere accanto all’inceneritore, all’autostrada, alla zona industriale; chi ha più mezzi si compra, letteralmente, l’aria buona. La sostenibilità, se è seria, deve riequilibrare questa bilancia, non aggravarla — e troppe operazioni «verdi», come vedremo, rischiano invece di accentuarla.

Il discorso · II

La partecipazione, vera o di facciata

E come si fa a sapere di che cosa una comunità abbia davvero bisogno? Glielo si chiede. La partecipazione è lo strumento — ma è anche una parola insidiosa, perché molto spesso è solo di facciata. Già nel 1969 l’urbanista statunitense Sherry Arnstein la descrisse come una «scala» a otto gradini: in basso non c’è partecipazione, ma manipolazione; salendo si incontrano l’informazione e la consultazione, in cui i cittadini vengono informati o ascoltati ma le decisioni sono già prese altrove; solo ai gradini più alti si raggiunge il potere reale, quello in cui gli abitanti decidono davvero. Tra distribuire un volantino e condividere una scelta c’è tutta la differenza del mondo, e lo schema di Arnstein serve precisamente a smascherare le finte partecipazioni.

1 · Manipolazione 2 · «Terapia» 3 · Informazione 4 · Consultazione 5 · Rassicurazione 6 · Partnership 7 · Potere delegato 8 · Controllo dei cittadini non partecipazione di facciata potere reale
Fig. 1La scala della partecipazione di Arnstein (1969): dalla manipolazione al controllo dei cittadini. Salire di gradino significa cedere potere reale, non solo ascoltare.

La lezione, per chi progetta, è esigente: coinvolgere davvero gli abitanti non significa indire una riunione informativa a progetto concluso, ma accettare che le loro istanze possano modificare le scelte. È più lento e più scomodo, ma produce luoghi più aderenti ai bisogni reali e, non secondariamente, più difesi e amati da chi vi abita — perché ciò che si è contribuito a decidere lo si sente proprio.

Il discorso · III

Il paradosso del miglioramento

Qui si annida uno dei nodi più difficili dell’intero ciclo, e lo abbiamo già incrociato parlando di Barcellona e del verde urbano. Quando un quartiere migliora — arrivano alberi, piste ciclabili, una nuova metropolitana, locali più curati — diventa più desiderabile. E più è desiderabile, più salgono gli affitti e i prezzi delle case. L’esito, amaro, è che proprio gli abitanti storici, quelli più fragili, non possono più permettersi di restare e vengono progressivamente sospinti altrove. È la gentrificazione; e quando è innescata da interventi ecologici prende il nome di green gentrification: il parco nuovo che, di fatto, espelle chi avrebbe dovuto goderne.

1 · Si migliora verde, servizi, qualità 2 · Sale l’attrattiva il quartiere piace di più 3 · Salgono i prezzi affitti e case più cari 4 · Esclusione i fragili se ne vanno
Fig. 2Il ciclo della green gentrification: il miglioramento ecologico fa salire i valori immobiliari fino a espellere i residenti che avrebbe dovuto avvantaggiare.

Non è, sia chiaro, una buona ragione per smettere di migliorare le città. È però una ragione fortissima per accompagnare ogni rigenerazione con politiche che proteggano chi vi abita: edilizia a prezzi calmierati, tutele per gli affitti, quote vincolanti di alloggio sociale. Senza questi presidi, la sostenibilità ambientale rischia di trasformarsi nel motore di un’ingiustizia sociale — un esito che contraddice la sua stessa definizione.

C’è infine un terreno dove la dimensione sociale e quella ambientale si stringono la mano in modo quasi perfetto: il riuso del patrimonio esistente. Recuperare e dare nuova vita a un edificio vecchio — il cosiddetto riuso adattivo — significa al tempo stesso risparmiare il carbonio incorporato che servirebbe a costruirne uno nuovo (come abbiamo visto nella terza conferenza) e custodire la memoria, l’identità e i legami di una comunità con i propri luoghi. Un edificio non è solo metri cubi: è la fabbrica dove ha lavorato un nonno, la scuola di un’infanzia, un frammento di racconto collettivo che non si può ricostruire altrove.

Per intenderci

Le parole chiave

Sostenibilità sociale
La dimensione della sostenibilità che riguarda equità, qualità della vita, coesione e accesso ai benefici per tutti.
Giustizia ambientale
Il principio per cui danni e benefici ambientali vanno distribuiti in modo equo, senza penalizzare i più deboli.
Partecipazione
Il coinvolgimento degli abitanti nelle scelte sulla città: dalla semplice informazione fino al potere decisionale.
Gentrificazione
Il processo per cui il miglioramento di un quartiere ne fa salire i prezzi, spingendo via i residenti più fragili.
Riuso adattivo
Recuperare un edificio esistente assegnandogli una nuova funzione, invece di demolirlo e ricostruire.
Rigenerazione urbana
Il recupero di aree o quartieri degradati, idealmente unendo riqualificazione fisica e inclusione sociale.
L’esempio

Quando una fabbrica diventa città

Caso illustrato

Il Lingotto · Torino

Il Lingotto fu, negli anni Venti, la più grande fabbrica automobilistica d’Europa: un colosso di cemento armato dove le vetture Fiat salivano di piano in piano fino alla celebre pista di collaudo sul tetto. Chiuso nel 1982, rischiò di diventare l’ennesimo gigantesco rudere industriale. Invece, a partire dalla fine degli anni Ottanta, un progetto di Renzo Piano lo trasformò senza demolirlo: oggi è un pezzo di città racchiuso in un solo edificio — negozi, cinema, auditorium, hotel, uffici, una sede universitaria e, sul tetto, un museo e un giardino accanto alla pista storica conservata.

Cosa osservare
  • Il riuso, non la ruspa: la struttura originaria è stata mantenuta e riconvertita, risparmiando un’enorme quantità di carbonio incorporato e di materia.
  • La memoria conservata: la pista sul tetto, simbolo della Torino industriale, è rimasta lì, leggibile da tutti, anziché essere cancellata.
  • Il mix di funzioni: un solo edificio che ospita usi diversi e attrae pubblici diversi in momenti diversi della giornata — il contrario di un quartiere-dormitorio.
  • Un nuovo baricentro: la riconversione ha contribuito a ridisegnare l’identità di un’intera porzione di città dopo la fine della grande industria.
Il nodo
  • Un’operazione del genere rende un’area più attrattiva e più cara. La domanda, la stessa di sempre, resta aperta: chi raccoglie i frutti della rigenerazione? La comunità che c’era prima, o nuovi abitanti e nuovi capitali che arrivano dopo?
Uno sguardo in avanti

In chiusura

Mettere le persone al centro significa accettare che la sostenibilità non è soltanto una questione tecnica da risolvere con i numeri giusti, ma una questione di giustizia: riguarda chi decide, chi beneficia e chi paga. È la bussola morale che dovrebbe orientare ogni scelta vista finora. Da qui in poi cambiamo registro: nelle ultime conferenze affronteremo come si convive con un clima che è già cambiato, come si misura davvero tutto questo e quali politiche possono renderlo realtà diffusa.

Il punto
La vera domanda non è solo «quanto è verde questo progetto?», ma «per chi è verde, e chi rischia di restarne fuori?».
Per approfondire

Riferimenti

  • LetturaSherry Arnstein, A Ladder of Citizen Participation (1969) — la «scala» della partecipazione, vera o di facciata.
  • ConcettoGli studi sulla green gentrification — quando il verde urbano espelle chi avrebbe dovuto goderne.
  • SguardoRenzo Piano Building Workshop, la riconversione del Lingotto di Torino; altri grandi riusi industriali (Gasometer di Vienna, Tate Modern di Londra).
  • IdeaIl riuso adattivo del patrimonio come strategia di sostenibilità ambientale e culturale insieme.