Conferenza 04 · L’edificio efficiente — Sostenibilità del costruito
Indice del ciclo
Ciclo di lezioni · n. 04
04
Lezione 04 · Parte II — Le scale del costruito

L’edificio efficiente

Dopo aver progettato con il clima e scelto bene i materiali, resta la domanda più concreta di tutte: quanta energia consuma un edificio, e da dove la prende? È la frontiera dove l’architettura incontra l’impiantistica, le norme europee e le certificazioni — e dove si gioca una parte decisiva della decarbonizzazione del costruito.

Tema
Energia e prestazioni
Parole chiave
Efficienza · Passivhaus · ZEB
Caso illustrato
Lo standard Passivhaus
Il tema

Un colabrodo riscaldato

Gran parte del patrimonio edilizio in cui viviamo è, dal punto di vista energetico, un colabrodo: scalda l’aria d’inverno e la lascia fuggire da finestre, muri e tetti mal isolati, costringendo la caldaia a lavorare senza tregua per rimpiazzare il calore che si disperde. D’estate il fenomeno si rovescia, ma la sostanza non cambia. Rendere un edificio efficiente significa anzitutto turare quelle falle — e solo dopo preoccuparsi di quale energia usare per il poco che resta da consumare. L’ordine, come vedremo, non è un dettaglio pedante: è tutta la differenza tra una soluzione solida e un palliativo costoso.

In questa conferenza affronteremo per prima cosa la «gerarchia dell’energia», la regola che dovrebbe presiedere a ogni progetto; poi entreremo nel cuore tecnico — involucro, infissi, impianti, con un occhio di riguardo alla pompa di calore; quindi vedremo come l’asticella delle norme europee si stia alzando rapidamente, fino a rendere obbligatorio l’edificio a emissioni zero; e infine ci occuperemo del nodo decisivo, quello del patrimonio esistente, e degli strumenti — le certificazioni — che traducono tutto questo in qualcosa di verificabile.

«Prima ridurre il fabbisogno, poi renderlo efficiente, infine coprirlo con energia pulita: sempre, rigorosamente, in quest’ordine.»
Il discorso · I

La gerarchia dell’energia

Esiste una regola d’oro, tanto semplice quanto sistematicamente disattesa, che chi progetta dovrebbe tenere a mente come un principio non negoziabile. Prima di tutto si riduce il fabbisogno: un involucro ben isolato, finestre performanti, l’eliminazione dei ponti termici. Poi si rende efficiente ciò che resta, con impianti che rendono molto più di quanto consumano. Solo alla fine si copre il fabbisogno residuo con fonti rinnovabili. Saltare i primi due gradini per precipitarsi sul terzo — installare pannelli solari su una casa colabrodo — è l’errore più comune e più dispendioso: si finisce per produrre energia pulita al solo scopo di sprecarla.

1 · Ridurre isolare, eliminare i ponti termici 2 · Efficientare impianti ad alto rendimento 3 · Rinnovabili coprire il poco che resta l’ordine conta: saltare i primi due gradini spreca anche l’energia pulita
Fig. 1La gerarchia dell’energia. Le rinnovabili vengono per ultime, non per prime: hanno senso solo su un edificio che ha già ridotto al minimo il proprio fabbisogno.

Al centro della partita c’è l’involucro, la «pelle» dell’edificio: muri, tetto, solai e finestre. È qui che si gioca la quota maggiore dei consumi, ed è qui che un buon isolamento riduce drasticamente sia il calore disperso d’inverno sia quello che penetra d’estate. Particolare attenzione meritano i ponti termici — quei punti deboli, come balconi, spigoli e attacchi strutturali, da cui il calore fugge per la via più facile, vanificando anche un ottimo isolamento se trascurati. Le finestre, a lungo l’anello debole della catena, possono oggi diventare un punto di forza grazie a doppi o tripli vetri, telai a taglio termico e vetrate selettive che lasciano passare la luce filtrando il calore in eccesso.

tetto pareti finestre pavimento / terreno ponte termico
Fig. 2Le vie di dispersione del calore attraverso l’involucro. Isolare significa chiudere queste falle; i ponti termici (es. i balconi) sono i punti più insidiosi.

Sul fronte degli impianti, la rivoluzione silenziosa degli ultimi anni porta un nome preciso: la pompa di calore. Invece di bruciare gas per produrre calore, essa sposta il calore già presente nell’aria o nel terreno, restituendo diverse unità di energia termica per ogni unità di energia elettrica consumata. Alimentata con elettricità pulita, permette di scaldare e raffrescare un edificio senza bruciare nulla in loco: è la chiave tecnica per dire addio alle caldaie a combustibili fossili. Accanto a essa, la ventilazione meccanica controllata con recupero di calore garantisce aria sempre fresca riciclando il tepore di quella in uscita, condizione indispensabile negli edifici molto sigillati.

Il discorso · II

Standard e norme: l’asticella che sale

Quanto in basso si possono spingere i consumi? La risposta più radicale arriva da uno standard volontario nato in Germania alla fine degli anni Ottanta, il Passivhaus (casa passiva): un edificio così ben isolato e a tenuta d’aria da non aver quasi bisogno di un impianto di riscaldamento tradizionale, perché gli bastano il calore del sole, degli occupanti e degli elettrodomestici. Non è una marca né uno stile architettonico, ma una soglia prestazionale rigorosa, misurabile e applicabile a qualunque forma e funzione.

Ciò che ieri era eccellenza volontaria, oggi sta diventando legge. L’Unione Europea, con la direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici rivista nel 2024, ha alzato l’asticella in modo netto: lo standard NZEB (edificio «a energia quasi zero»), già obbligatorio per i nuovi edifici dal 2020, viene sostituito da quello, più ambizioso, di edificio a emissioni zero (ZEB) — un edificio ad altissima prestazione energetica, privo di emissioni da fonti fossili in sito e con i consumi residui coperti da rinnovabili. Diventerà obbligatorio dal 2028 per i nuovi edifici pubblici e dal 2030 per tutti i nuovi edifici. È, di fatto, la fine annunciata della caldaia a gas nelle nuove costruzioni.

edificio tradizionale consumi alti NZEB · dal 2020 ≈ zero Passivhaus bassissimi ZEB · 2030 emissioni 0 più consumi meno consumi / zero emissioni →
Fig. 3L’asticella normativa che si abbassa nei consumi e si alza nell’ambizione: dall’edificio tradizionale fino allo ZEB obbligatorio dal 2030.

C’è poi una questione di scala che la norma non ignora più. I nuovi edifici sono pochi rispetto all’immenso patrimonio esistente, ed è in quest’ultimo che si annida quasi tutto il consumo. Per questo la stessa direttiva fissa obiettivi vincolanti di ristrutturazione del patrimonio peggiore — ad esempio riqualificare entro il 2030 almeno il 16% degli edifici non residenziali più energivori, e ridurre del 16% i consumi del settore residenziale. Il messaggio è inequivocabile: la vera partita non è solo costruire bene il nuovo, ma risanare il vecchio.

A tradurre tutto questo in un linguaggio comprensibile e confrontabile servono infine le certificazioni. Alcune, nate per il mercato, valutano l’edificio a tutto tondo — energia, acqua, materiali, qualità degli ambienti interni — come le internazionali LEED (statunitense) e BREEAM (britannica), o la tedesca DGNB. In Italia il riferimento più diffuso per l’efficienza energetica è CasaClima, nato a Bolzano, che assegna agli edifici una classe in base ai consumi. Sono strumenti preziosi, a patto di ricordare un limite che approfondiremo nella conferenza sugli strumenti di misura: una targhetta, da sola, non garantisce la qualità reale di ciò che si abita.

Per intenderci

Le parole chiave

Involucro
La «pelle» dell’edificio — muri, tetto, solai, finestre — che separa l’interno dall’esterno e ne governa le dispersioni.
Ponte termico
Un punto debole dell’involucro (spigoli, balconi, attacchi) da cui il calore fugge più facilmente.
Pompa di calore
Impianto che sposta il calore dall’aria o dal terreno invece di bruciare combustibile: molto efficiente, soprattutto con elettricità pulita.
Passivhaus
Standard volontario per edifici a consumi quasi nulli, ottenuti con isolamento spinto, tenuta all’aria e recupero del calore.
NZEB / ZEB
«Edificio a energia quasi zero» e, dal 2030, «edificio a emissioni zero»: i livelli minimi imposti ai nuovi edifici dalla normativa europea.
Certificazione
Un’etichetta (LEED, BREEAM, DGNB, CasaClima…) che valuta e dichiara la prestazione ambientale o energetica di un edificio.
L’esempio

La casa che (quasi) non si scalda

Caso illustrato

Lo standard Passivhaus · da Darmstadt all’Europa

Nel 1991, a Darmstadt in Germania, fu completata la prima «casa passiva»: un edificio residenziale che consumava per il riscaldamento circa un decimo di una casa convenzionale dell’epoca. Da quel prototipo è nato uno standard oggi applicato in tutto il mondo — a case, scuole, uffici e perfino piscine — che dimostra come l’efficienza estrema non sia un esercizio teorico, ma una pratica costruita e abitata da oltre trent’anni.

Cosa osservare
  • Isolamento spinto: spessori importanti su muri, tetto e pavimento, per trattenere il calore come in un thermos.
  • Tenuta all’aria: niente spifferi incontrollati; l’aria entra ed esce solo dove deve, attraverso la ventilazione.
  • Recupero di calore: l’aria fresca in ingresso viene pre-riscaldata da quella in uscita, senza disperdere energia.
  • Apporti gratuiti: sole, persone ed elettrodomestici bastano quasi a coprire l’intero fabbisogno di calore.
Il nodo
  • Una casa così sigillata funziona alla perfezione nel clima freddo per cui è nata. Ma nel caldo mediterraneo il vero problema è l’estate: lo stesso isolamento che trattiene il calore d’inverno rischia di intrappolarlo in luglio. Lo standard va ripensato per i nostri climi — e qui torna utile tutto ciò che abbiamo detto sulla progettazione bioclimatica.
Uno sguardo in avanti

In chiusura

L’edificio efficiente è il punto in cui le buone intenzioni diventano numeri, norme e bollette. Ma per quanto un singolo edificio possa essere virtuoso, resta un’isola: la sua vera sostenibilità dipende anche da dove sorge, da come ci si arriva, da quanto suolo consuma. Per questo, dalla prossima conferenza, allarghiamo lo sguardo dall’edificio alla città — la scala dove l’efficienza di ciascuno si somma, o si vanifica, in quella di tutti.

Il punto
L’energia migliore resta quella che non serve: un edificio efficiente prima la spreca il meno possibile, e solo dopo si chiede da dove prenderla.
Per approfondire

Riferimenti

  • NormaDirettiva UE 2024/1275 sulle prestazioni energetiche nell’edilizia (EPBD) — lo standard ZEB e gli obiettivi di ristrutturazione.
  • StandardPassivhaus Institut (Darmstadt) — i criteri della casa passiva e gli esempi nel mondo.
  • ItaliaAgenzia CasaClima / KlimaHaus (Bolzano) — il sistema di classificazione energetica più diffuso in Italia.
  • ConfrontoI protocolli LEED, BREEAM e DGNB — logiche, pregi e limiti delle certificazioni a confronto.