Conferenza 03 · Di cosa è fatto un edificio — Sostenibilità del costruito
Indice del ciclo
Ciclo di lezioni · n. 03
03
Lezione 03 · Parte II — Le scale del costruito

Di cosa è fatto un edificio

Ogni edificio è anche un deposito di materia: tonnellate di cemento, acciaio e vetro, ciascuno con una storia fatta di cave, fornaci e trasporti. Dietro la scelta dei materiali si nasconde una fetta enorme — e quasi sempre invisibile — dell’impronta ambientale del costruire.

Tema
Materiali e ciclo di vita
Durata
~1 ora
Parole chiave
Carbonio incorporato · LCA · economia circolare
Caso illustrato
Stadthaus in legno, Murray Grove, Londra
Il tema

Il carbonio che non si vede

Quando guardiamo un edificio pensiamo, istintivamente, all’energia che consumerà: il riscaldamento d’inverno, l’aria condizionata d’estate, le luci accese la sera. Ma una parte enorme del suo impatto sul clima è già stata spesa molto prima che qualcuno vi entri — nelle cave dove sono stati estratti gli inerti, dentro le fornaci che hanno cotto il cemento, lungo le strade percorse dai camion che hanno portato i materiali in cantiere. È il carbonio nascosto nella materia stessa di cui l’edificio è fatto, e per decenni la cultura del progetto ha fatto come se non esistesse.

Questa conferenza porta quel carbonio invisibile in primo piano. Distingueremo con precisione le due forme in cui un edificio emette anidride carbonica, mostreremo perché il loro peso relativo si stia ribaltando proprio in questi anni, esamineremo il principale colpevole — il cemento — e infine tracceremo la via d’uscita: il passaggio da un’economia lineare a una circolare, in cui i materiali non si gettano ma ricircolano. È forse la leva più potente, e più sottovalutata, dell’intera sostenibilità del costruito.

«Una buona metà dell’impronta di un edificio si decide in cantiere, non in bolletta.»
Il discorso · I

Due tipi di carbonio

I conti da fare sono due, non uno. Il carbonio operativo è quello che un edificio emette mentre è in funzione, per scaldarsi, raffrescarsi, illuminarsi e alimentare i suoi dispositivi: è il carbonio che conosciamo meglio, quello su cui abbiamo imparato a intervenire con l’isolamento, gli impianti efficienti e le fonti rinnovabili. Il carbonio incorporato (in inglese embodied) è invece quello emesso per estrarre, produrre, trasportare e mettere in opera i materiali — e, un domani, per demolirli e smaltirli. È un conto che si paga tutto in anticipo, nel momento stesso in cui si costruisce.

La differenza non è tecnica ma strategica. Il carbonio operativo si può ancora migliorare nel tempo, intervenendo sull’edificio anche molti anni dopo la sua costruzione; quello incorporato, invece, una volta versato è fissato per sempre — nessuna ristrutturazione futura potrà mai recuperare le emissioni già rilasciate per fabbricare quel cemento e quell’acciaio. E qui interviene un paradosso che sta riscrivendo le priorità del settore: man mano che gli edifici diventano più efficienti e l’elettricità più pulita, la quota operativa cala progressivamente, mentre quella incorporata, restando costante, pesa in proporzione sempre di più. Le proiezioni dell’UNEP indicano che la parte operativa è destinata a scendere da circa tre quarti delle emissioni del settore fino a circa la metà: tutto il resto è materia.

CO₂ vita dell’edificio → incorporato costruzione operativo (anno dopo anno) fine vita tutto in anticipo
Fig. 1Il carbonio incorporato si paga in un’unica soluzione alla costruzione; quello operativo si distribuisce sull’intera vita dell’edificio. Più gli edifici diventano efficienti, più il primo pesa.

Il principale responsabile del carbonio incorporato ha un nome familiare a chiunque: il cemento. La sua sola produzione vale circa l’8% delle emissioni globali di anidride carbonica — se il cemento fosse una nazione, sarebbe tra i primi tre o quattro emettitori del pianeta. E, dato cruciale, più della metà di quelle emissioni non deriva dall’energia usata nelle fornaci, ma dalla chimica stessa del processo: la cottura del calcare libera CO₂ per reazione, un’emissione «di processo» che non sparirebbe nemmeno alimentando gli impianti con energia interamente rinnovabile. L’acciaio e l’alluminio raccontano storie analoghe. È questo che rende la decarbonizzazione dei materiali un problema tanto ostico, e tanto centrale.

Il discorso · II

Misurare con onestà: il ciclo di vita

Per non ingannarsi serve uno sguardo lungo, capace di abbracciare l’intera esistenza di un materiale «dalla culla alla tomba». È la logica dell’analisi del ciclo di vita (in inglese LCA, Life Cycle Assessment), che mette in conto gli impatti di un materiale o di un intero edificio in ogni fase: estrazione delle materie prime, produzione, trasporto, costruzione, uso, manutenzione e fine vita. Senza questo sguardo complessivo si rischia di celebrare scelte solo apparentemente virtuose — un materiale «naturale» ma trasportato dall’altro capo del mondo può avere un’impronta peggiore di uno sintetico prodotto a pochi chilometri.

Strumenti come le dichiarazioni ambientali di prodotto (le EPD, Environmental Product Declarations) servono precisamente a confrontare i materiali su basi serie, standardizzate e verificate da terzi, sottraendoli alla retorica del marketing. Sono, in un certo senso, l’etichetta nutrizionale dei materiali da costruzione: non dicono se un prodotto è «buono» in assoluto, ma permettono di confrontarlo con i suoi concorrenti su parametri oggettivi.

Il discorso · III

Dalla linea al cerchio

L’orizzonte più ambizioso, però, non si limita a misurare meglio: cambia la forma stessa del ragionamento. Per due secoli l’industria — e con essa l’edilizia — ha funzionato secondo un modello lineare: si estrae, si produce, si usa, si getta. È un modello che presuppone risorse infinite a monte e una discarica infinita a valle, due assunti che sappiamo essere falsi. L’alternativa è l’economia circolare, in cui i materiali, giunti a fine uso, non diventano rifiuti ma risorse per il ciclo successivo.

ECONOMIA LINEARE estrai produci usa getta → discarica ECONOMIA CIRCOLARE i materiali ricircolano produci usa riusa / ricicla nessun rifiuto: tutto torna risorsa
Fig. 2Dal modello lineare «estrai-produci-usa-getta» al cerchio in cui i materiali, a fine uso, rientrano nel ciclo come nuove risorse.

In edilizia, questo principio si traduce in due mosse concrete. La prima è scegliere materiali a bassa impronta e, possibilmente, rinnovabili: il legno, in particolare, cresce assorbendo anidride carbonica dall’atmosfera, e un edificio in legno può perciò funzionare come un deposito di carbonio anziché come una fonte. La seconda è progettare gli edifici perché si possano smontare invece che demolire — è il cosiddetto design for disassembly — così che travi, pannelli, mattoni e infissi possano avere una seconda, e una terza, vita in altri edifici. Un edificio così concepito è, alla lettera, una banca temporanea di materiali, da restituire un giorno integri al ciclo successivo.

È un rovesciamento culturale prima ancora che tecnico. L’edificio cessa di essere un oggetto usa-e-getta costruito su scala monumentale e torna a essere ciò che è sempre stato nelle culture povere di risorse: un magazzino di materiali preziosi, da custodire con cura. Non a caso, come vedremo nella conferenza sulle persone, questo principio raggiunge il suo apice in una scelta apparentemente paradossale — l’edificio più sostenibile è spesso quello che non si costruisce affatto, perché si sceglie di recuperare e adattare l’esistente.

Per intenderci

Le parole chiave

Carbonio operativo
Le emissioni prodotte da un edificio durante l’uso: riscaldamento, raffrescamento, illuminazione.
Carbonio incorporato
Le emissioni «nascoste» nei materiali: estrazione, produzione, trasporto, costruzione e smaltimento.
Analisi del ciclo di vita (LCA)
Metodo per misurare gli impatti ambientali di un prodotto o edificio «dalla culla alla tomba».
EPD
Dichiarazione ambientale di prodotto: una «etichetta» verificata che certifica l’impronta di un materiale.
Economia circolare
Modello in cui i materiali non diventano rifiuti ma risorse riutilizzabili in cicli successivi.
Design for disassembly
Progettare un edificio perché possa essere smontato e i suoi componenti riusati, anziché demolito.
L’esempio

Un edificio che immagazzina carbonio

Caso illustrato

Stadthaus, Murray Grove · Londra

Nel 2009, in un quartiere di Londra, sorse un edificio residenziale di nove piani fatto quasi interamente di legno: lo Stadthaus di Murray Grove. Non travi a vista in stile rustico, ma una struttura in legno lamellare a strati incrociati — il CLT, Cross-Laminated Timber — un materiale ingegnerizzato robusto quanto il cemento ma incomparabilmente più leggero, e capace di trattenere il carbonio che l’albero ha assorbito mentre cresceva. All’epoca fu un caso di studio internazionale; oggi è il capostipite di un’intera generazione di edifici alti in legno.

Cosa osservare
  • Il materiale: il CLT sostituisce cemento e acciaio nella struttura portante, abbattendo drasticamente il carbonio incorporato.
  • Il carbonio «stoccato»: il legno conserva la CO₂ assorbita dalla foresta, trasformando l’edificio in un deposito anziché in una fonte di emissioni.
  • Il cantiere: pannelli prefabbricati montati in poche settimane, con meno rumore, meno camion, meno rifiuti e tempi ridotti.
  • Il peso: una struttura molto più leggera, che richiede fondazioni più ridotte — e quindi, di nuovo, meno cemento.
Il nodo
  • Il legno è rinnovabile solo se le foreste sono gestite in modo responsabile e ricrescono più in fretta di quanto le abbattiamo. Resta dunque la domanda scomoda: possiamo costruire in legno per tutti, alla scala di intere città, senza spogliare il pianeta dei suoi boschi?
Uno sguardo in avanti

In chiusura

Chiedersi «di cosa è fatto» un edificio non è un dettaglio per soli ingegneri: è una delle leve più potenti, e più a lungo trascurate, dell’intera sostenibilità del costruito. E porta con sé una conseguenza che ritroveremo più volte: poiché ogni nuova costruzione comporta un debito di carbonio incorporato che non si recupera, la scelta di recuperare l’esistente invece di edificare ex novo è, in sé, una scelta ecologica di prim’ordine. Nella prossima conferenza scenderemo nel cuore dei consumi dell’edificio in uso — l’efficienza energetica — completando così il ritratto dell’edificio sostenibile prima di allargare lo sguardo alla città.

Il punto
Un edificio non è soltanto ciò che consuma: è ciò di cui è fatto. E quel carbonio, una volta versato nelle fondamenta, non lo si recupera più.
Per approfondire

Riferimenti

  • LetturaWorld Green Building Council, i rapporti sul carbonio incorporato (embodied carbon) — il quadro globale e gli obiettivi.
  • SaggioMichael Braungart e William McDonough, Dalla culla alla culla (Cradle to Cradle) — il manifesto dell’economia circolare.
  • DatiUNEP, Building Materials and the Climate — il peso dei materiali e le vie d’uscita.
  • SguardoWaugh Thistleton Architects, lo Stadthaus di Murray Grove e l’architettura contemporanea in CLT.