Economia circolare e design for disassembly
Progettare l’edificio come una “banca di materiali” da cui attingere domani. L’economia circolare ribalta la logica lineare costruisci-usa-demolisci e chiede all’architetto di pensare al fine vita già al momento del disegno.
🎯 Obiettivi della lezione
- Comprendere i principi dell’economia circolare applicati all’edilizia
- Conoscere le strategie di progettazione per il disassemblaggio (DfD)
- Capire il concetto di edificio come material bank e di material passport
- Integrare la reversibilità delle scelte costruttive nel progetto
Dal lineare al circolare
Il modello edilizio tradizionale è lineare: si estraggono materie prime, si costruisce, si usa e infine si demolisce producendo rifiuti. Il settore delle costruzioni è uno dei maggiori consumatori di risorse e produttori di rifiuti al mondo. L’economia circolare propone un modello alternativo in cui i materiali restano in circolo il più a lungo possibile, mantenendo il loro valore.
Ridurre
Usare meno materia, progettare in modo efficiente, evitare sprechi e sovradimensionamenti.
Riutilizzare
Recuperare componenti ed elementi interi per nuovi usi, senza riportarli a materia prima.
Riciclare
Riportare i materiali nel ciclo produttivo quando il riuso non è possibile.
Esiste una gerarchia: prevenire è meglio che riusare, riusare è meglio che riciclare, riciclare è meglio che recuperare energia, e qualsiasi recupero è meglio dello smaltimento. L’architetto può agire su tutti questi livelli, ma i più efficaci — prevenzione e riuso — dipendono quasi interamente da scelte fatte in fase di progetto.
Il design for disassembly (DfD)
Il Design for Disassembly (progettazione per il disassemblaggio) è la strategia che rende un edificio facilmente smontabile alla fine della sua vita, così che componenti e materiali possano essere recuperati integri anziché demoliti. È il presupposto tecnico del riuso: non si può riutilizzare ciò che non si riesce a separare senza distruggerlo.
Principi progettuali del DfD
- Connessioni reversibili: privilegiare giunzioni meccaniche (bulloni, incastri) rispetto a collegamenti chimici irreversibili (colle, malte, schiume).
- Stratificazione indipendente: separare gli strati funzionali (struttura, involucro, impianti, finiture) in modo che ciascuno possa essere sostituito senza intaccare gli altri.
- Semplicità e standardizzazione: ridurre il numero di componenti e materiali diversi, usare elementi standard e accessibili.
- Materiali mono-componente: evitare materiali compositi inseparabili che non possono essere riciclati.
- Accessibilità delle connessioni: rendere i punti di giunzione raggiungibili per lo smontaggio.
L’edificio come banca di materiali
Il concetto di material bank (banca di materiali) considera l’edificio come un deposito temporaneo di risorse di valore, destinate a essere recuperate. Strumento chiave è il material passport (passaporto dei materiali): un documento digitale che registra quali materiali sono presenti nell’edificio, in quale quantità, dove e come sono assemblati, così da renderne possibile il recupero futuro.
I livelli della reversibilità (modello degli strati)
| Struttura (50+ anni) | Lo strato più duraturo: progettare per la massima vita utile e l’eventuale riuso strutturale |
| Involucro (20–30 anni) | Facciate e coperture: connessioni reversibili per sostituzione e aggiornamento |
| Impianti (15–20 anni) | Da rendere accessibili e ispezionabili senza demolizioni |
| Finiture e arredi (5–15 anni) | Gli strati a vita più breve: massima facilità di rimozione e sostituzione |
L’idea, derivata dal modello degli shearing layers di Stewart Brand, è che strati con durata diversa non vadano “incollati” tra loro: legare una finitura (vita breve) alla struttura (vita lunga) condanna entrambe a un destino comune. Mantenere gli strati indipendenti è il cuore della progettazione circolare.
Circolarità nel progetto reale
Applicare l’economia circolare non richiede necessariamente edifici sperimentali. Anche scelte ordinarie possono essere circolari: recuperare e riusare materiali da demolizioni (riuso), preferire sistemi a secco e prefabbricati (smontabili), evitare finiture inseparabili, documentare i materiali impiegati.
Il quadro normativo spinge in questa direzione: i CAM Edilizia richiedono contenuti minimi di riciclato e la disassemblabilità dei componenti, mentre la Tassonomia UE include la transizione all’economia circolare tra i suoi obiettivi ambientali. La circolarità, da visione, sta diventando requisito.
Progettare in ottica circolare
📚 Riferimenti bibliografici e normativi
- Regolamento (UE) 2020/852 (Tassonomia) — Transizione all’economia circolare tra gli obiettivi ambientali.
- DM 24/11/2025 (CAM Edilizia) — Requisiti su contenuto di riciclato e disassemblabilità dei componenti.
- Direttiva 2008/98/CE e s.m.i. — Gerarchia dei rifiuti; gestione dei rifiuti da C&D.
- Circular Economy Action Plan — Piano d’azione UE per l’economia circolare.
- UNI EN 15643 — Quadro di valutazione della sostenibilità degli edifici (incluso aspetto risorse).
- ISO 20887 — Sostenibilità nelle costruzioni: progettazione per il disassemblaggio e l’adattabilità.
- Ellen MacArthur Foundation — Pubblicazioni sull’economia circolare nel costruito.
- Brand S., «How Buildings Learn» — modello degli shearing layers.
- McDonough W., Braungart M., «Cradle to Cradle» — fondamenti della progettazione rigenerativa.