Modulo 1 – Che cos’è l’Interior Design

Interior Design – Progettare lo spazio abitato

Questo primo modulo ha l’obiettivo di costruire soprattutto un metodo di osservazione. Prima ancora di progettare un interno, si deve imparare a leggerlo: capire perché uno spazio funziona, quali relazioni stabilisce con chi lo utilizza e come geometria, luce, materiali, arredi e percorsi ne modificano la percezione.

1. Che cosa significa Interior Design

L’Interior Design è la disciplina che si occupa della progettazione degli spazi interni considerando contemporaneamente esigenze funzionali, tecniche, ergonomiche, percettive ed estetiche.

Non consiste semplicemente nello scegliere mobili, colori o oggetti decorativi. Progettare un interno significa intervenire sulle relazioni tra persona e spazio.

Un ambiente deve permettere di svolgere determinate attività, garantire movimenti adeguati, offrire condizioni di comfort, utilizzare correttamente luce e materiali e, nello stesso tempo, comunicare una precisa identità.

Interior Design = Spazio + Funzione + Persona + Tecnologia + Percezione

2. Architettura, Interior Design e arredamento

È importante chiarire immediatamente una distinzione.

L’architettura definisce l’organismo edilizio nel suo complesso: struttura, involucro, distribuzione, rapporto con il contesto, impianti e prestazioni.

L’Interior Design lavora sulla configurazione e sulla qualità dello spazio interno: distribuzione, percorsi, proporzioni, illuminazione, materiali, arredi integrati, comfort e percezione.

L’arredamento riguarda maggiormente la scelta e la disposizione degli elementi mobili.

La decorazione interviene soprattutto sull’immagine finale attraverso colori, tessuti, superfici, oggetti e apparati decorativi.

Le discipline naturalmente si sovrappongono. La distinzione serve però a comprendere che un Interior Designer progetta lo spazio, non semplicemente ciò che viene collocato al suo interno.

3. Lo spazio vuoto non è ancora uno spazio abitato

Immaginiamo un locale rettangolare completamente vuoto.

Geometricamente possiamo descriverlo attraverso:

V = L × P × H

dove:

L = lunghezza
P = profondità
H = altezza

Questa formula ci fornisce il volume, ma dice pochissimo sulla qualità dello spazio.

Dove sono le finestre? Da quale direzione arriva la luce? Dove si trova l’ingresso? Come ci si muove? Quali attività devono essere svolte? Quante persone devono utilizzarlo? Quali sono i punti di vista principali?

Due ambienti con identiche dimensioni geometriche possono quindi essere completamente diversi dal punto di vista dell’Interior Design.

Questa distinzione tra spazio geometrico e spazio vissuto è uno dei concetti fondamentali del corso.

4. Il corpo umano come riferimento

Il progetto inizia dalla persona.

Una porta, una scala, un tavolo, una cucina o una postazione di lavoro hanno dimensioni legate al corpo umano e ai suoi movimenti.

L’architettura moderna ha dedicato particolare attenzione a questo rapporto. Il Modulor di Le Corbusier, per esempio, tentava di costruire un sistema proporzionale basato sulle dimensioni del corpo umano.

Nel nostro corso non utilizzeremo però un unico “uomo standard”. Studieremo successivamente l’antropometria considerando persone di differenti dimensioni, età e capacità.

Questo introduce un principio fondamentale:

Non è la persona che deve adattarsi allo spazio: è lo spazio che deve essere progettato per la persona.

Da questo principio nasceranno i successivi studi sull’ergonomia e sull’Universal Design.

5. La funzione

Ogni ambiente nasce per permettere lo svolgimento di determinate attività.

Consideriamo una cucina. Non è semplicemente una stanza contenente mobili. Al suo interno avvengono operazioni differenti:

Conservare → Prendere → Lavare → Preparare → Cucinare → Servire → Riordinare

Il progetto deve facilitare questa sequenza.

Lo stesso ragionamento può essere applicato a una camera, un ufficio, un’aula scolastica, un negozio o una biblioteca.

Nasce così un’altra relazione:

Attività → Funzioni → Spazi → Relazioni

Prima di decidere la forma dello spazio dobbiamo quindi capire che cosa deve accadere al suo interno.

6. I percorsi

Gli esseri umani non occupano semplicemente uno spazio: lo attraversano.

Entriamo da una porta, raggiungiamo una postazione, ci spostiamo verso una finestra, apriamo un armadio, utilizziamo un’attrezzatura.

Questi movimenti generano i percorsi.

Un buon progetto cerca di renderli chiari, sufficientemente ampi e privi di interferenze inutili.

Possiamo distinguere, in maniera introduttiva, tra percorsi principali e secondari, zone di permanenza e zone di passaggio.

Uno degli errori più comuni nella progettazione degli interni è disegnare prima gli arredi e verificare soltanto successivamente se rimane spazio sufficiente per muoversi.

Nel nostro metodo faremo l’opposto:

Persona → Movimento → Funzione → Arredo

7. La percezione dello spazio

Non percepiamo gli ambienti soltanto attraverso le loro dimensioni.

Una stanza può apparire più grande, più piccola, più alta, più bassa, accogliente, fredda, luminosa oppure oppressiva.

La percezione dipende da numerosi fattori:

Dimensioni + Proporzioni + Luce + Colore + Materiali + Texture + Arredi + Suono + Temperatura

Una parete scura produce una percezione differente dalla stessa parete bianca. Una superficie lucida reagisce alla luce diversamente da una superficie opaca. Un pavimento continuo può aumentare la sensazione di continuità tra gli ambienti.

Il progetto degli interni lavora quindi anche sulla percezione sensoriale.

8. La luce come materiale progettuale

La luce non serve soltanto a vedere.

Può definire gerarchie, evidenziare superfici, modificare la percezione dei colori, sottolineare un percorso e creare differenti atmosfere.

Illuminazione = Luce naturale + Luce artificiale

Una finestra non è quindi soltanto un’apertura nel muro. Determina illuminazione, ventilazione, rapporto visivo con l’esterno e percezione dell’ambiente.

Nel Modulo 7 studieremo la luce in maniera specifica.

9. I materiali

Anche i materiali partecipano alla costruzione dello spazio.

Legno, pietra, vetro, acciaio, ceramica, intonaco, tessuto e materiali compositi hanno caratteristiche fisiche differenti, ma producono anche sensazioni differenti.

Una superficie può essere liscia o ruvida, lucida o opaca, calda o fredda al tatto, uniforme o irregolare, riflettente o assorbente.

La scelta di un materiale deve quindi rispondere contemporaneamente a esigenze tecniche, funzionali, ambientali ed estetiche.

Questo argomento sarà approfondito nel Modulo 6.

10. Lo spazio come sistema

Arriviamo così al concetto centrale della prima lezione.

Un interno non deve essere considerato come una collezione di oggetti indipendenti. È un sistema di relazioni.

PERSONA ↔ FUNZIONE ↔ SPAZIO ↔ LUCE ↔ MATERIALI ↔ ARREDO

Modificando uno di questi elementi spesso cambiano anche gli altri.

Se spostiamo una parete cambiano superficie e percorsi. Se spostiamo una finestra cambia la luce. Se cambiamo la funzione possono cambiare arredi, impianti e dimensioni necessarie.

Questa visione sistemica sarà il metodo utilizzato durante la progettazione.

Laboratorio – Analizziamo la nostra aula

Prima esperienza pratica.

Non viene ancora richiesto di riprogettare l’aula. L’obiettivo è imparare a osservarla come progettisti.

Ogni gruppo realizza uno schizzo della pianta dell’aula e individua:

  • ingresso e uscite;
  • finestre e orientamento della luce;
  • posizione della cattedra;
  • disposizione dei banchi;
  • percorsi principali;
  • zone difficili da raggiungere;
  • ostacoli;
  • aree inutilizzate;
  • zone meglio e peggio illuminate;
  • eventuali problemi acustici;
  • rapporto con LIM o schermo;
  • qualità ergonomica delle postazioni;
  • materiali principali;
  • elementi che producono comfort o disagio.

Dobbiamo quindi rispondere a una domanda apparentemente semplice:

La nostra aula è progettata bene per le attività che svolgiamo?

Non è sufficiente rispondere sì o no. Ogni giudizio deve essere motivato attraverso un’osservazione concreta.

Seconda esercitazione – Una modifica, un effetto

Ogni gruppo sceglie una sola modifica: spostare i banchi, modificare la posizione della cattedra, liberare un percorso, creare una zona per il lavoro di gruppo oppure intervenire sull’illuminazione.

Deve quindi spiegare quali conseguenze produce.

Spostamento banchi → Nuovi percorsi → Maggiore spazio libero → Diverso rapporto tra studenti

Iniziamo così a comprendere che ogni scelta progettuale genera conseguenze.

Concetti da ricordare

  • lo spazio viene progettato per le persone;
  • la forma deriva anche dalla funzione;
  • i movimenti generano percorsi;
  • luce e materiali costruiscono la percezione;
  • progettare significa mettere in relazione elementi differenti.

Possiamo quindi concludere il primo modulo con il principio che accompagnerà l’intero corso:

Progettare un interno significa progettare il rapporto tra persona, attività e spazio.

Verso il Modulo 2

Nel Modulo 2 – Rilievo dello spazio interno passeremo dalla lettura qualitativa alla misurazione dello spazio. L’aula diventerà un vero caso di studio attraverso il quale affronteremo rilievo metrico, eidotipo, misure progressive e parziali, diagonali e trilaterazioni, controllo degli errori, restituzione grafica e rappresentazione in scala 1:50.