Accesso e
Condivisione
dei Benefici
Chi possiede un gene? Chi ha diritto ai profitti di un farmaco derivato da una pianta sacra a un popolo indigeno? L’ABS — Access and Benefit Sharing — è il cuore della giustizia ambientale globale: il tentativo della comunità internazionale di rispondere a secoli di appropriazione coloniale delle risorse biologiche del Sud del mondo.
Sezione I
Risorse Genetiche e Consenso Informato
Le risorse genetiche sono il materiale biologico di origine animale, vegetale, microbica o di altro tipo che contiene unità funzionali dell’eredità — in parole più semplici, il patrimonio genetico degli organismi viventi che può essere utilizzato per sviluppare farmaci, sementi, cosmetici, prodotti industriali. Il valore economico potenziale di questo patrimonio è enorme.
Prima della CBD, queste risorse erano considerate “patrimonio comune dell’umanità”: chiunque poteva raccoglierle, brevettarle e commercializzarle senza condividere nulla con il paese o la comunità di origine. La CBD ha rovesciato questa logica: le risorse genetiche sono soggette alla sovranità degli Stati, e il loro accesso è condizionato al consenso del paese fornitore e — attraverso il Protocollo di Nagoya — delle comunità locali che le custodiscono.
Il meccanismo centrale è il Prior Informed Consent (PIC): nessuna raccolta di risorse genetiche può avvenire senza il consenso preventivo, libero e informato del paese di origine. Il PIC è una procedura formale che richiede negoziazione, documentazione e accordi scritti prima che qualsiasi campione lasci il territorio nazionale.
«Ciascuna Parte contraente, esercitando i propri diritti sovrani sulle risorse naturali, ha l’autorità di determinare l’accesso alle risorse genetiche. Tale accesso è soggetto al consenso preventivo della Parte contraente che fornisce tali risorse.»
Articolo 15(5) — Convenzione sulla Diversità Biologica, 1992Il ricercatore o l’azienda che intende raccogliere risorse genetiche presenta una domanda formale al punto focale ABS del paese fornitore, specificando l’obiettivo della raccolta, le specie target, i metodi e l’uso previsto delle risorse.
L’autorità nazionale ABS esamina la richiesta, consulta le comunità locali eventualmente interessate, e valuta la conformità con la legislazione nazionale. Può richiedere ulteriori informazioni o modifiche al progetto.
Se il PIC viene concesso, si avviano le negoziazioni per le Mutually Agreed Terms (MAT): i termini concordati bilateralmente che definiscono le modalità di condivisione dei benefici (royalties, co-pubblicazioni, formazione, trasferimento tecnologico).
L’autorità rilascia il permesso di accesso e registra l’accordo nel sistema internazionale IRCC (Internationally Recognized Certificate of Compliance), accessibile pubblicamente tramite il CHM-ABS della CBD. Il certificato accompagna le risorse lungo tutta la filiera di utilizzo.
Una volta sviluppato un prodotto commerciale dalle risorse, scattano gli obblighi di condivisione dei benefici definiti nel MAT: pagamenti periodici, fornitura gratuita del prodotto finito al paese fornitore, formazione di ricercatori locali, o finanziamento di programmi di conservazione in loco.
Consenso Preventivo Informato — accordo formale del paese fornitore prima di qualsiasi accesso alle sue risorse genetiche.
Termini Concordati — le condizioni negoziate tra fornitore e utilizzatore per la condivisione equa dei benefici derivanti dall’uso delle risorse.
Accesso e Condivisione dei Benefici — il terzo obiettivo della CBD e il titolo del Protocollo di Nagoya che lo operazionalizza.
Certificato di conformità internazionalmente riconosciuto — documenta che l’accesso è avvenuto in conformità con la legislazione ABS del paese fornitore.
Sezione II
Il Protocollo di Nagoya — Equa Distribuzione dei Benefici
Sebbene la CBD avesse già stabilito il principio ABS nel 1992, per quasi vent’anni rimase una norma senza strumenti operativi: nessun meccanismo concreto di enforcement, nessun sistema di tracciabilità, nessun obbligo chiaro per le aziende che utilizzavano risorse genetiche. Il Protocollo di Nagoya (2010, in vigore dal 2014) ha colmato questa lacuna.
Il Protocollo si applica alle risorse genetiche e alle conoscenze tradizionali associate, e obbliga gli utilizzatori (aziende, università, istituti di ricerca) a dimostrare la conformità con le leggi ABS del paese fornitore prima di commercializzare qualsiasi prodotto. Il principio è quello della dovuta diligenza (due diligence): l’onere della prova ricade sull’utilizzatore, non sul fornitore.
Una questione aperta e altamente controversa riguarda le Informazioni Sulle Sequenze Digitali (DSI) — le sequenze genomiche depositate nelle banche dati pubbliche (GenBank, EMBL). Queste sequenze, ricavate da risorse genetiche di paesi in via di sviluppo, vengono usate per sviluppare prodotti senza che scattino i meccanismi ABS. La COP15 ha aperto le trattative per estendere il regime ABS anche alle DSI.
Flussi economici quantificabili collegati all’uso commerciale delle risorse genetiche.
- Royalties sulla vendita del prodotto finito
- Pagamenti anticipati (upfront fees) al momento dell’accesso
- Partecipazione agli utili derivanti da licenze di brevetto
- Finanziamento di fondi nazionali per la biodiversità
Trasferimento di competenze, strumenti e infrastrutture scientifiche che rafforzano la capacità di ricerca dei paesi fornitori.
- Accesso a tecnologie di sequenziamento genomico
- Fornitura di attrezzature di laboratorio
- Borse di ricerca e dottorato per scienziati del paese fornitore
- Joint ventures di ricerca con istituzioni locali
Programmi di formazione che aumentano la capacità nazionale di valorizzare la propria biodiversità in modo autonomo nel lungo periodo.
- Formazione in tassonomia, sistematica e bioinformatica
- Stage e tirocini presso istituti di ricerca internazionali
- Workshop su gestione ABS e negoziazione dei MAT
- Supporto allo sviluppo di legislazioni ABS nazionali
Quota dei benefici investita direttamente nella conservazione in-situ e nella valorizzazione del patrimonio culturale legato alla biodiversità.
- Finanziamento di aree protette nel paese fornitore
- Programmi di conservazione delle specie a rischio
- Supporto alle comunità custodi delle risorse genetiche
- Documentazione delle conoscenze tradizionali
La CBD stabilisce il principio: le risorse genetiche sono soggette alla sovranità degli Stati, e i benefici derivanti dal loro uso devono essere condivisi equamente. Mancano però gli strumenti operativi.
Primo tentativo di operazionalizzare l’ABS. Le Linee Guida di Bonn sono volontarie e non vincolanti — un compromesso deludente che dimostra le tensioni profonde tra Nord e Sud sul tema.
VolontarioAdottato alla COP10, è il primo strumento vincolante sull’ABS. Obblighi chiari di due diligence per gli utilizzatori, sistemi di tracciabilità, sanzioni per la non conformità. Estende il regime anche alle conoscenze tradizionali.
Vincolante · 140+ PartiIl Protocollo entra in vigore il 12 ottobre 2014. L’UE lo recepisce con il Regolamento 511/2014, che obbliga università, aziende e musei europei a rispettare le procedure ABS per qualsiasi risorsa genetica raccolta dopo tale data.
La COP15 istituisce un meccanismo multilaterale per la condivisione dei benefici dalle Informazioni sulle Sequenze Digitali (DSI). Le aziende che usano sequenze genomiche pubbliche dovranno contribuire a un fondo globale per la biodiversità.
In negoziazioneSezione III
Protezione delle Conoscenze Indigene e Tradizionali
Le conoscenze tradizionali (TK — Traditional Knowledge) associate alle risorse genetiche rappresentano millenni di osservazione, sperimentazione e sapere accumulato da popoli indigeni e comunità locali. Si tratta di informazioni straordinariamente preziose — su piante medicinali, pratiche agricole, proprietà di specie animali — che hanno guidato ricercatori e aziende nella scoperta di farmaci, pesticidi biologici e prodotti naturali.
Il problema è che queste conoscenze sono state spesso utilizzate senza consenso e senza compensazione: un fenomeno che la comunità internazionale ha iniziato a chiamare biopirateria. L’industria farmaceutica identificava la pianta medicinale grazie alla conoscenza indigena, ne isolava il principio attivo, lo brevettava e commercializzava il farmaco, senza che la comunità che aveva “indicato la strada” ricevesse alcunché.
Il Protocollo di Nagoya (Art. 7 e 12) prevede che anche l’accesso alle conoscenze tradizionali associate alle risorse genetiche richieda il consenso delle comunità detentrici, e che i benefici derivanti dal loro utilizzo siano condivisi con esse. Ma l’attuazione pratica è enormemente complicata dalla difficoltà di identificare i “legittimi detentori” di conoscenze spesso collettive e non scritte.
Banche dati delle conoscenze tradizionali create dalle comunità stesse o dagli Stati per documentare e tutelare il patrimonio. L’India ha creato la Traditional Knowledge Digital Library (TKDL) — 34 milioni di pagine di testi ayurvedici in formato digitale accessibile agli uffici brevetti mondiali — per bloccare brevetti fraudolenti.
I sistemi di proprietà intellettuale standard (brevetti, copyright) sono pensati per tutele individuali e temporanee. Le conoscenze tradizionali richiedono un sistema sui generis — diritti collettivi perpetui attribuiti alle comunità. Molti paesi latinoamericani e africani hanno sviluppato legislazioni pioneristiche in questo senso.
Strumenti elaborati dalle comunità stesse per definire protocolli di interazione con i ricercatori esterni: cosa può essere condiviso, con chi, a quali condizioni. Sono documenti di autodeterminazione che semplificano la negoziazione del PIC e del MAT con un linguaggio che rispetta la cultura locale.
Strumenti di diritto commerciale adattati alla protezione di prodotti tradizionali legati a un territorio e a una comunità: il miele maya, il cacao criollo, il caffè etiope Sidama. Consentono alle comunità di valorizzare economicamente le proprie conoscenze senza cederle in esclusiva.
Negli anni ’90, un’azienda statunitense ottenne brevetti sui preparati fungicidi derivati dal neem — usato da millenni nella medicina ayurvedica. L’India contestò i brevetti davanti all’EPO con la TKDL, dimostrando che l’uso era già documentato nei testi antichi. I brevetti furono annullati dopo anni di contenzioso.
Revocato dopo contenziosoIl US Patent Office concesse un brevetto sulle proprietà cicatrizzanti della curcuma, note da secoli nella medicina tradizionale indiana. Il brevetto fu annullato nel 1997 dopo che il governo indiano dimostrò prior art con documenti storici in sanscrito.
Brevetto annullato 1997Il popolo San usava la pianta Hoodia per sopprimere l’appetito durante le lunghe cacce nel deserto. Un ente di ricerca sudafricano la brevettò e la cedette a una multinazionale cosmetica. Dopo anni di pressioni, fu siglato un accordo ABS con i San — uno dei primi casi risolti positivamente.
Accordo ABS raggiuntoL’Etiopia ha combattuto per anni per registrare denominazioni di origine geografica per i propri caffè d’alta qualità (Sidamo, Harrar, Yirgacheffe), contrastando la resistenza di grandi catene internazionali. Le indicazioni geografiche consentono oggi agli agricoltori etiopi di ricevere prezzi più equi.
Parzialmente risoltoIl farmaco anticoagulante tirofiban (Aggrastat) fu sviluppato da una molecola isolata dal veleno di una vipera africana, conosciuta dai guaritori tradizionali Hausa. Il farmaco genera miliardi in vendite annue. Nessun accordo ABS fu stipulato con la Nigeria.
Nessun accordo ABSUn cittadino statunitense brevettò una varietà di Banisteriopsis caapi — la pianta usata nella cerimonia dell’ayahuasca da decine di popoli amazzonici — come sua “invenzione”. Il brevetto fu contestato dal governo ecuadoriano e da organizzazioni indigene. Il USPTO lo ritirò ma poi lo ripristinò parzialmente.
Contenzioso irrisoltoSezione IV · Discussione
Biopirateria e Giustizia Ambientale
La biopirateria — termine coniato dall’attivista Pat Mooney negli anni ’90 — descrive l’appropriazione commerciale di risorse biologiche o conoscenze tradizionali senza il consenso delle comunità e dei paesi di origine, e senza condivisione dei benefici. Non è solo una questione economica: è una questione di giustizia storica e coloniale.
Il dibattito sulla giustizia ambientale legata all’ABS è strutturalmente complesso, perché mette in tensione valori ugualmente legittimi: il diritto alla proprietà intellettuale e all’innovazione, il diritto alla sovranità sulle risorse naturali, il diritto dei popoli indigeni all’autodeterminazione, e l’interesse pubblico globale all’accesso a farmaci e tecnologie potenzialmente salvavita.
I popoli indigeni hanno investito generazioni di conoscenza nell’identificare, selezionare e preservare le specie che oggi l’industria sfrutta. Questa è una forma di lavoro intellettuale collettivo non retribuito, su scala storica. La giustizia richiede non solo la condivisione dei benefici futuri, ma il riconoscimento del debito accumulato nel passato.
La biodiversità si concentra nei paesi tropicali e subtropicali — spesso i più poveri del pianeta. La ricchezza biologica del Sud del mondo finanzia l’industria biotech del Nord. Il regime ABS è il minimo sindacale per correggere questa asimmetria strutturale.
I critici dell’ABS — spesso nell’industria farmaceutica e nella ricerca accademica — sostengono che le procedure PIC/MAT aggiungono anni e costi al processo di ricerca, scoraggiando la bioprospecting anche quando sarebbe eticamente condotta. Il rischio è che molte risorse rimangano inutilizzate e inaccessibili.
Il sistema dei brevetti, per quanto imperfetto, ha incentivato gli investimenti in R&S che hanno prodotto farmaci salvando milioni di vite. Un regime ABS mal calibrato potrebbe ridurre questi investimenti, penalizzando in ultima analisi anche le popolazioni dei paesi in via di sviluppo che beneficiano dei farmaci prodotti.
⚖️ Domande per la Discussione
- È possibile definire un confine chiaro tra “ispirazione” legittima dalla natura e biopirateria? Come si distingue un ricercatore che “scopre” una molecola in una pianta da uno che la “ruba” a una comunità?
- Le banche dati genomiche pubbliche come GenBank contengono miliardi di sequenze genetiche di specie provenienti da tutto il mondo. Come si applica il regime ABS a informazioni già pubblicamente disponibili?
- Il brevetto esclusivo su un farmaco sviluppato da una risorsa genetica africana che garantisce profitti enormi a un’azienda nordamericana è eticamente accettabile, anche se una piccola quota di royalties torna al paese di origine?
- Come progettista del verde: avete mai usato piante di cui non conoscete l’origine geografica e culturale? La scelta di una specie ornamentale può avere implicazioni etiche legate all’ABS?
- I sistemi di proprietà intellettuale sono stati creati da paesi occidentali per proteggere l’innovazione individuale. Possono essere adattati a proteggere la conoscenza collettiva e transgenerazionale dei popoli indigeni, o serve un sistema radicalmente diverso?