Recupero acque grigie e acque meteoriche
Trasformare ciò che oggi finisce in fognatura in una risorsa. Recuperare le acque grigie e raccogliere la pioggia permette di ridurre drasticamente il prelievo di acqua potabile per usi che non la richiedono.
🎯 Obiettivi della lezione
- Distinguere acque grigie e acque meteoriche e i rispettivi usi
- Conoscere i componenti di un impianto di recupero e i livelli di trattamento
- Dimensionare in modo preliminare un sistema di raccolta delle acque piovane
- Integrare i sistemi di recupero nel progetto fin dall’inizio
Due risorse oggi sprecate
Negli edifici convenzionali, due flussi d’acqua di buona qualità vengono semplicemente smaltiti: le acque grigie (gli scarichi “leggeri” di docce, lavabi e lavatrici) e le acque meteoriche (la pioggia che cade sulle coperture). Entrambe possono coprire usi che non richiedono acqua potabile, come lo scarico dei WC e l’irrigazione, riducendo significativamente i prelievi dall’acquedotto — fino al 30–50% in contesti favorevoli.
Il presupposto, anticipato in GB16, è la rete idrica duale: una rete per l’acqua potabile e una separata per l’acqua di recupero, con un sistema di integrazione dall’acquedotto quando la risorsa recuperata non basta. Va progettata fin dall’inizio, perché aggiungerla dopo è oneroso.
Il recupero delle acque grigie
Le acque grigie sono quelle provenienti da docce, vasche, lavabi e lavatrici: non contengono scarichi di WC (acque nere) né, di norma, quelli della cucina (più cariche di grassi). Dopo un trattamento adeguato possono essere riutilizzate, principalmente per lo scarico dei WC e l’irrigazione.
Livelli di trattamento
Il trattamento dipende dall’uso previsto e va dal semplice al complesso: filtrazione di base per usi meno esigenti, fino a sistemi biologici e con disinfezione per standard più elevati. Il sistema include in genere raccolta, trattamento, accumulo e ricircolo, con troppo-pieno verso la fognatura e reintegro da acquedotto.
Aspetti critici: evitare ristagni (il trattamento e l’uso devono essere ravvicinati nel tempo), prevenire contaminazioni incrociate con la rete potabile (separazione fisica obbligatoria, identificazione chiara delle reti), e garantire la manutenzione. Per l’architetto significa prevedere spazi tecnici accessibili e percorsi impiantistici dedicati.
La raccolta delle acque meteoriche
L’acqua piovana raccolta dalle coperture è una risorsa di qualità relativamente buona, ideale per irrigazione, WC, lavaggi e usi tecnici. Un impianto di raccolta è concettualmente semplice ma richiede dimensionamento e integrazione attenti.
Componenti di un impianto di raccolta acque meteoriche
| Superficie di raccolta | La copertura: il volume captabile dipende da superficie, piovosità locale e coefficiente di deflusso |
| Filtrazione iniziale | Rimozione di foglie e detriti; dispositivo di “prima pioggia” che scarta l’acqua iniziale più sporca |
| Serbatoio di accumulo | Interrato o fuori terra; dimensionato sul bilancio tra raccolta e fabbisogno |
| Sistema di pompaggio | Distribuzione dell’acqua agli usi (WC, irrigazione, usi tecnici) |
| Integrazione acquedotto | Reintegro automatico quando l’accumulo è insufficiente, con separazione dalla rete potabile |
| Troppo-pieno | Scarico dell’eccesso verso infiltrazione o fognatura, con funzione anche di laminazione |
Dimensionamento di massima
Il volume captabile annuo si stima incrociando la superficie di copertura, la piovosità media locale e un coefficiente di deflusso (che tiene conto delle perdite). Il serbatoio va dimensionato bilanciando il volume raccolto con il fabbisogno degli usi non potabili, evitando sia sotto- sia sovradimensionamenti. È un calcolo da fare nelle fasi iniziali, perché il serbatoio interrato incide sulle opere a terra.
Doppio beneficio: risorsa e gestione del deflusso
La raccolta delle acque meteoriche ha un secondo beneficio oltre al risparmio idrico: contribuisce alla gestione del deflusso urbano. Trattenendo temporaneamente l’acqua piovana, riduce i picchi di portata verso la fognatura durante gli eventi intensi, alleggerendo la rete e diminuendo il rischio di allagamenti. È il principio dell’invarianza idraulica, sempre più richiesto dai regolamenti comunali.
Questo collega il tema dell’acqua a quello del suolo e delle infrastrutture verdi (GB18): tetti verdi, superfici permeabili, sistemi di drenaggio sostenibile (SuDS) e raccolta meteorica lavorano insieme per ricostruire un ciclo dell’acqua più naturale anche in ambito costruito. Per l’architetto è l’occasione di trasformare un vincolo idraulico in qualità progettuale: bacini, giardini della pioggia, superfici drenanti diventano elementi del paesaggio.
Progettare il recupero dell’acqua
📚 Riferimenti bibliografici e normativi
- UNI/TS 11445 — Impianti per la raccolta e l’utilizzo dell’acqua piovana per usi non potabili: progettazione, installazione e manutenzione.
- UNI EN 16941-1 — Impianti per l’acqua non potabile in loco: acque piovane.
- UNI EN 16941-2 — Impianti per l’acqua non potabile in loco: acque grigie trattate.
- UNI EN 1717 — Protezione contro la contaminazione dell’acqua potabile e separazione delle reti.
- Regolamento (UE) 2020/741 — Requisiti minimi per il riutilizzo dell’acqua.
- D.Lgs. 152/2006 — Tutela delle acque e disciplina degli scarichi.
- Regolamenti comunali e regionali sull’invarianza idraulica e il riuso delle acque.
- LEED (Water Efficiency), BREEAM (Water) — crediti per riuso e raccolta delle acque.
- CAM Edilizia (DM 24/11/2025) — requisiti su recupero e riuso delle acque.