Energia
Marina
Maree, onde, correnti e differenziale termico: il potenziale energetico del Mediterraneo e degli oceani mondiali tra tecnologie emergenti, sfide ambientali e opportunità industriali per il sistema-paese.
Agenda dei lavori
Una sessione che guarda al futuro: le energie marine sono oggi in fase di maturazione tecnologica avanzata per alcune tipologie (maree, onde), ancora prototipale per altre (OTEC, osmosi). Il Mediterraneo offre opportunità specifiche che l’industria italiana è in grado di cogliere, se il quadro normativo e di ricerca lo supporta.
Il mare contiene il 71%
della superficie terrestre. E tanta energia.
Gli oceani coprono oltre due terzi del pianeta e ricevono il 90% dell’energia solare assorbita dalla Terra. Le forme di energia marina — cinetica, termica e salina — rappresentano una riserva pressoché inesauribile. La sfida non è la disponibilità della risorsa, ma la conversione economica ed affidabile in elettricità.
“Il Mediterraneo non è l’Atlantico. Ma ha gli Stretti, ha le correnti, ha la profondità. E ha l’industria italiana pronta a costruire le macchine che lo sfruttano.”
— CNR-INM, Istituto di Ingegneria del Mare, 2024Quattro modi di estrarre
energia dal mare
Il mare non è una sola risorsa: è maree, onde, correnti e calore. Ogni forma ha caratteristiche fisiche, tecnologie dedicate, livelli di maturità e potenziale geografico profondamente diversi. Una strategia marina efficace deve distinguerli con precisione.
Le maree sono generate dalla forza gravitazionale di Luna e Sole. L’acqua che scorre negli stretti e negli estuari durante il flusso e riflusso può azionare turbine subacquee (tidal stream) o sbarrare estuari con dighe mareomotrici. Totalmente prevedibile — come l’orologio della Luna — è l’unica FER con producibilità programmabile con anni di anticipo.
- Turbine ad asse orizzontale (simili all’eolico, sott’acqua)
- Turbine ad asse verticale: Darrieus e Gorlov subacquei
- Sbarramenti estuariali: alta producibilità, alto impatto eco
- Tecnologia tidal lagoon: laguna artificiale, impatto ridotto
- Caso MeyGen (Scozia): 6 MW installati, 400 GWh/anno previsti
Le onde trasportano energia cinetica e potenziale dalla superficie del mare. La frontiera atlantica europea (Portogallo, Irlanda, Scozia) ha densità di potenza di 40–80 kW/m. Il Mediterraneo è più calmo (10–20 kW/m) ma offre siti significativi nell’Adriatico meridionale e nel Mar Ionio. Tecnologie WEC ancora in fase di industrializzazione.
- OWC (Oscillating Water Column): il più maturo, già in rete
- Attenuatori (Pelamis-like): serpente galleggiante articolato
- Point absorber: boa oscillante, semplice da installare
- Overtopping: serbatoio sopraelevato, principio della diga marina
- CETO (Australia): sistema subacqueo a membrana pressurizzata
Le grandi correnti oceaniche (Gulf Stream, Corrente del Mozambico, Kuroshio) trasportano masse d’acqua a velocità di 1–3 m/s a profondità moderate. Nello Stretto di Messina le correnti raggiungono i 3 m/s: energia cinetica sfruttabile con turbine ancorate al fondale. Risorsa costante, non dipendente da condizioni meteo.
- Turbine ancorate a cavo (kite subacqueo): Minesto Deep Marine
- Turbine fisse su pali: fondali sotto 50 m, correnti costiere
- Stretto di Messina: 3.000–4.000 ore/anno > 1,5 m/s
- Bocche di Bonifacio: sito ad alto potenziale europeo
- Corrente Circumpolare Antartica: potenziale enorme, remota
L’OTEC (Ocean Thermal Energy Conversion) sfrutta il gradiente di temperatura tra la superficie del mare (25–30°C nei tropici) e le acque profonde (4°C a 1.000 m) per azionare un ciclo termodinamico. L’osmosi a pressione ritardata (PRO) sfrutta invece il gradiente di salinità tra acqua dolce e acqua di mare alla foce dei fiumi. Entrambe offrono produzione continua e silenziosa.
- OTEC ciclo chiuso: fluido refrigerante (ammoniaca) in circuito
- OTEC ciclo aperto: flash evaporazione dell’acqua di mare
- PRO: membrane semipermeabili alla foce dei grandi fiumi
- Applicabilità in Italia: OTEC limitata (Mediterraneo troppo freddo)
- PRO: Po, Tevere, Arno — potenziale stimato 1–2 TWh/anno
Tecnologie a confronto:
dati, costi e frontiera
Le energie marine non sono ancora competitive con solare ed eolico su scala, ma per alcune tipologie (tidal stream, OWC) il salto tecnologico alla piena maturità commerciale è questione di anni, non decenni. I costi scenddono seguendo la stessa curva di apprendimento già vista per il fotovoltaico.
| Tecnologia | LCOE attuale (€/MWh) | LCOE stimato 2035 | Fattore di carico | Siti italiani | Maturità |
|---|---|---|---|---|---|
| Tidal stream (turbine) | 180 – 300 | 80 – 120 | 35–45% | Messina, Bonifacio, Piombino | TRL 7-8 |
| Sbarramento estuariale | 100 – 160 | 80 – 110 | 22–28% | Impatto Mediterraneo basso | TRL 9 (La Rance) |
| OWC — Oscillating Water Column | 200 – 350 | 100 – 160 | 25–35% | Coste esposte Sardegna, Sicilia | TRL 6-7 |
| Point absorber / Attenuatore | 250 – 500 | 120 – 200 | 20–30% | Mar Ionio, Adriatico S | TRL 5-6 |
| Correnti marine (kite-turbine) | N/D (prototipo) | 150 – 250 | 60–75% | Stretto di Messina | TRL 4-5 |
| OTEC (ciclo chiuso) | N/D (pilota) | 200 – 400 | 85–95% | Non applicabile (ΔT insufficiente) | TRL 4-5 |
| Osmosi (PRO) | N/D | N/D (pre-commerciale) | 80–90% | Foci: Po, Tevere, Arno | TRL 3-4 |
Il Mediterraneo non è l’Atlantico.
Ma ha i suoi segreti.
L’Atlantico è il mare delle onde e delle maree. Il Mediterraneo è il mare degli Stretti, delle correnti termoaline, della biodiversità marina fragile. Le sue energie marine sono diverse — meno potenti su larga scala, ma concentrate in siti specifici ad alto valore strategico per l’Italia.
Correnti mareali fino a 3 m/s, profondità 80–100 m. Energia teorica sfruttabile: 500–800 MW. Già oggetto di studi ENEA e CNR-INM. Vincolo: area ad alta intensità di navigazione commerciale e militare. Richiede Piano di Gestione dello Spazio Marittimo dedicato.
Stretto tra Sardegna e Corsica: correnti fino a 2 m/s, venti forti costanti. Potenziale per turbine tidal stream + combinazione con eolico offshore. Area protetta MPA: vincoli ambientali stringenti. Collaborazione italo-francese necessaria (confine marittimo condiviso).
La costa occidentale sarda è la più esposta alle onde atlantiche che penetrano dal Canale di Gibilterra. Densità di potenza: 15–25 kW/m. Siti candidati per OWC e point absorber. RSE e ENEA hanno condotto campagne di misurazione 2020–2024.
Il Po è il fiume più grande d’Italia: portata media 1.500 m³/s alla foce. Gradiente salino con l’Adriatico: potenziale PRO stimato in 500–800 MWh/anno. ENEA ha avviato studi di fattibilità. Sfida: compatibilità con ecosistema deltizio (Sito Ramsar).
Strumenti disponibili e
vuoti normativi da colmare
A differenza di solare ed eolico, le energie marine non dispongono ancora in Italia di un framework normativo dedicato. L’unico quadro di riferimento è europeo (SET-Plan, Horizon Europe) e internazionale (OES-IEA). Un Piano Nazionale per l’Energia Marina è la priorità assoluta per non perdere la finestra di opportunità.
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SET-Plan — Azione 8Piano Strategico per le Tecnologie Energetiche
L’Azione 8 del SET-Plan europeo è dedicata all’ocean energy. Target: 100 MW dimostrativi entro 2025, 10 GW entro 2050. L’Italia partecipa come osservatore ma non ha un piano nazionale allineato. Opportunità di leadership nel Mediterraneo ancora non colta.
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Horizon Europe — Blue EnergyFinanziamenti R&D 2021–2027
Horizon Europe finanzia progetti di ricerca su tidal, wave e OTEC nel cluster “Energia” e nel cluster “Oceani e risorse marittime”. Budget disponibile per consorzi internazionali: 300+ M€ al 2027. CNR, ENEA e CMCC possono fare da capofila con partner industriali (Saipem, Fincantieri).
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PSM — Piano Spazio MarittimoLa chiave dell’autorizzazione
Il Piano di Gestione dello Spazio Marittimo italiano (in approvazione 2025) deve prevedere zone designate per la sperimentazione e lo sviluppo di energie marine. Senza zonazione esplicita, ogni progetto affronta conflitti con navigazione, pesca, turismo e zone protette.
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OES — IEA Ocean Energy SystemsCooperazione internazionale R&D
L’Italia partecipa all’IEA Ocean Energy Systems Technology Collaboration Programme. 30 paesi membri, database globale di progetti e test site. Accesso a dati di sperimentazione internazionali e best practice per la regolazione. ENEA è il delegato italiano.
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Vuoto normativo italianoCosa manca: il Piano Nazionale Marine Energy
L’Italia non ha una strategia nazionale dedicata alle energie marine. Il PNIEC 2023 le cita in modo marginale. Serve: un Piano Nazionale Marine Energy con obiettivi di R&D al 2030, siti di test designati, incentivi per prime installazioni dimostrative, e un’authority di coordinamento tra APE, MIT, Marina Militare e MIMIT.
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Industria nazionaleSupply chain offshore come leva
Saipem, Fincantieri, Prysmian, Leonardo e Eni dispongono di competenze direttamente trasferibili alle energie marine: ingegneria subacquea, cavidotti, sistemi di ancoraggio, installazioni in mare aperto. Un programma di trasferimento tecnologico potrebbe creare 15.000–20.000 posti di lavoro qualificati al 2035.
Cosa portare a casa
da questa lezione
L’energia marina non è una nicchia accademica: è la prossima frontiera del rinnovabile. L’Italia ha le competenze, i siti e l’industria. Mancano la strategia e la volontà politica di investire oggi per raccogliere i frutti negli anni ’30.
Lo Stretto di Messina, le Bocche di Bonifacio, la Sardegna occidentale: non sono l’Atlantico, ma sono risorse reali con potenziale di centinaia di MW. Un programma di caratterizzazione e designazione dei siti prioritari è il primo passo — fattibile entro il 2026.
Le turbine tidal stream sono a TRL 7–8: non sono fantascienza ma ingegneria consolidata. MeyGen in Scozia produce energia in rete dal 2018. Con il PSM marittimo e uno schema di incentivo a contratto per differenza (CfD), l’Italia potrebbe avere i primi MW operativi entro il 2030.
Ogni anno senza una strategia è un anno perso. Portugal, UK, Francia e Spagna hanno già roadmap nazionali dedicate. L’Italia rischia di essere importatrice di tecnologie che avrebbe le competenze industriali per sviluppare: Saipem, Fincantieri, Leonardo, CNR-INM sono pronti.
Il gradiente termico necessario per l’OTEC (20°C) non è disponibile nel Mediterraneo, troppo superficiale e troppo caldo in estate. Onestà scientifica: questa tecnologia non è la priorità italiana. L’Italia può però contribuire alla ricerca OTEC per i mercati tropicali attraverso CNR e collaborazioni internazionali.
Le energie marine seguono la stessa curva del fotovoltaico: oggi costose, tra 15 anni competitive. Chi investe nella ricerca oggi controlla il mercato domani. 200 M€ in R&D e dimostratori nel decennio 2025–2035 potrebbero generare 5 Mld€ di export tecnologico entro il 2045.
Il Mediterraneo è uno dei mari più ricchi di biodiversità al mondo. Qualsiasi sviluppo energetico marino deve partire da rigorose VIA, protocolli di monitoraggio ambientale a lungo termine e adattamento degli impianti sulla base dei risultati. Il Mediterraneo è una risorsa troppo preziosa per essere compromessa.
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Un panel di eccellenza tra oceanografia, ingegneria marina, ecologia e industria offshore per restituire la piena complessità di un tema che intreccia scienza, tecnologia, ambiente e competitività industriale.